Fava a Mattarella: «Destituisca Coffrini»
Dalle intercettazioni telefoniche spuntano le minacce di morte di Nicolino Grande Aracri al sindaco di Lamezia Terme
BRESCELLO. C'era anche un sindaco nel mirino di Nicolino Grande Aracri, il boss della 'ndrangheta a capo dell'omonima cosca. Si tratta del primo cittadino di Lamezia Terme (Catanzaro) Gianni Speranza, il cui nome è emerso da un'intercettazione telefonica nella quale il boss, senza troppi giri di parole, raccontava che fine avrebbe voluto per il sindaco («...una botta in testa e finisce ammazzato»). L'intercettazione, risalente al 2012, è stata resa nota dal coordinatore nazionale di Sel, Nicola Fratoianni, che l'avrebbe appresa dall'assemblea nazionale degli amministratori locali che si è svolta a Caserta.
L'episodio ha suscitato una forte presa di posizione da parte di Claudio Fava, vicepresidente della Commissione antimafia, il quale, dopo aver appreso i risultati delle indagini dei Ros sulla famiglia Grande Aracri e il loro ruolo criminale egemone dalla Calabria all'Emilia, è ritornato sui fatti avvenuti a settembre scorso a Brescello, quando il sindaco Marcello Coffrini venne intervistato da “Cortocircuito” e rilasciò alcune dichiarazioni su Francesco Grande Aracri, fratello di Nicola.
Alla luce degli ultimi sviluppi, Claudio Fava chiede l'intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché valuti un'eventuale rimozione di Coffrini dall'incarico che ricopre attualmente.
«Mentre il sindaco di Brescello, Marcello Coffrini, è ancora al proprio posto dopo aver pubblicamente lodato il reggente locale della ’ndrangheta Francesco Grande Aracri – ha affermato Claudio Fava - il sindaco di Lamezia, Gianni Speranza, apprende in questi giorni che Nicolino Grande Aracri, capo della cosca di Cutro e fratello di Francesco, intendeva ucciderlo. Fino a quando in Italia si tollererà che un sindaco amico di un mafioso resti in carica, nessuno si stupisca se quegli stessi mafiosi minacciano di morte un altro sindaco colpevole di fare correttamente il proprio lavoro. Per mesi abbiamo aspettato inutilmente che, con un gesto di decenza, il sindaco Coffrini si dimettesse. Quel gesto non è arrivato. Arriva invece la notizia che la famiglia Grande Aracri, lodata irresponsabilmente a Brescello, intendeva uccidere a Lamezia. Chiedo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di utilizzare le proprie prerogative valutando l'opportunità di rimuovere immediatamente il sindaco Coffrini dalla sua funzione. Sarebbe un gesto utile a garantire i tanti sindaci in prima linea nella lotta contro le mafie: quei sindaci, come Gianni Speranza, che alla famiglia Grande Aracri in Calabria hanno sbattuto sempre la porta in faccia rischiando la pelle, mentre il suo collega di Brescello ne tesseva, con sconsiderata impudenza, le pubbliche lodi». A settembre, a seguito dell'intervista, Coffrini finì al centro di veementi polemiche che culminarono con un consiglio comunale (preceduto da una manifestazione in suo sostegno nel centro del paese) nel quale rimise il proprio mandato nelle mani dei consiglieri, che gli accordarono la fiducia e gli concessero di restare in carica.
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