Rimborsi Lega Nord ieri i primi interrogatori
Per il pm Pigozzi il segretario del Carroccio non può difendere gli indagati L’avvocato: «Pur di rappresentarli, pronto a dimissioni temporanee dal partito»
REGGIO EMILIA. Ci potrebbe essere un problema di incompatibilità nel fatto che sia l’avvocato Gianluca Vinci, segretario provinciale della Lega Nord, a difendere venti dei 47 indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura di Reggio sui rimborsi. Almeno, è quello che pensa il sostituto procuratore Stefania Pigozzi che ieri mattina per questa ragione ha rinviato l’interrogatorio per Gianfranco Barigazzi, ex responsabile amministrativo della Lega Emilia.
Non è però quello che pensa Vinci che, come prima reazione, ha declinato la proposta di rinunciare al mandato. «Farò avere alla procura lo statuto della Lega Nord dove sono esemplificati in maniera chiara quelli che sono i poteri del segretario: ovvero, che in un procedimento non ha la facoltà di costituirsi parte civile, né firmare procure. Quello lo può fare solo il segretario nazionale Matteo Salvini o al limite il segretario regionale Fabio Rainieri».
La questione, avanzata dalla procura citando l’articolo 103 del codice di procedura penale, è questa: se la presunta parte offesa è la Lega Nord, come può essere il suo segretario a difendere gli indagati?
Ma Vinci non è affatto convinto che esista questa incompatibilità. E si dice determinato ad andare avanti. «Se la procura, dopo aver visionato il nostro statuto, riterrà esistere ancora questa incompabilità, sarà il gip a decidere. E nell’ipotesi che il giudice la confermi, potrei valutare anche l’opportunità di dimetterti dalla segretaria il tempo necessario per portare avanti il procedimento».
Ieri mattina, in procura sono arrivati anche l’ex leghista Giacomo Giovannini e l’ex autista di Angelo Alessandri, Franco Spadoni, difesi dall’avvocato Matteo Iotti. Anche loro indagati nell’ambito del procedimento e chiamati per essere interrogati dal sostituto procuratore Stefania Pigozzi. Entrambi, però, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. «Una scelta tecnica, non certo il desiderio di scappare – dichiara l’avvocato Iotti, ex esponente del Carroccio – Siamo di fronte a un’inchiesta che scaturisce da una mole ingente di documentazione cartacea: parlare prima di poter vedere le carte che ci accusano sarebbe una scelta azzardata».
Gli interrogatori dovrebbero riprendere venerdì. Intanto, si apprende che nella lista degli indagati ci sono anchedue invalidi militanti del Carroccio: sotto accusa per rimborsi di 600 euro in due anni, per alcune iniziative svolte per il partito.
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