Gazzetta di Reggio

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Sei indagati per le spese in missione

di Elisa Pederzoli
Sei indagati per le spese in missione

Svolta dopo l’esposto di Progetto Reggio che faceva i conti a consiglieri e assessori. Grandinetti: «I nomi? È prematuro»

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REGGIO EMILIA. Rimborsi ancora sotto accusa a Reggio. Ma stavolta non si tratta di quelli interni a un partito – come nel caso dell'inchiesta che riguarda la Lega Nord, con 47 indagati – ma di fondi pubblici. Quelli che servono a “risarcire” consiglieri comunali e assessori delle spese sostenute durante missioni, per occasioni istituzionali e altre funzioni legate al proprio ruolo.

La procura ha iscritto nel registro degli indagati sei persone. A confermarlo è il procuratore capo di Reggio Emilia, Giorgio Grandinetti, il quale però non vuole entrate nel dettaglio. «E’ prematuro» sono le sue parole. Quando non chiarisce almeno per ora chi siano, con che ruolo e per quale reato.

Quello che è certo, però, è che la vicenda giudiziaria odierna – il fascicolo è aperto sul tavolo del sostituto procuratore Isabella Chiesi – prende il via con l’esposto presentato alla fine del 2013 dagli allora consiglieri di opposizione di “Progetto Reggio”: Giacomo Giovannini, Zeffirino Irali, e Matteo Iotti. Gli ex consiglieri erano andati a spulciare le spese riferibili al periodo che va dal 2009 all’estate 2013 (si parla dunque della legislatura precedente all’attuale) e per le quali consiglieri, assessori, dirigenti avevano chiesto il rimborso al municipio. Sotto accusa erano finiti semplici scontrini dei taxi presentati al posto delle ricevute fiscali, richieste prive della pezza giustificativa andata smarrita, conti di camere d’alberto doppie che non si capiva chi le avesse effettivamente occupate, biglietti di spettacoli di dubbia pertinenza, qualche fattura troppo salata.

Molti dei rimborsi che venivano messi sotto accusa, poi, riguardavano alcune spese di modesta entità per le quali, più che un questione di legittimità gli ex consiglieri di opposizione ne facevano una questione di opportunità: era il caso del whisky blasonato che Andrea Capelli si era fatto rimborsare o dei sette caffé di Graziano Delrio, al tempo sindaco, consumati a Brindisi durante una missione.

Di fronte a quell’esposto, consegnato alla procura da Progetto Reggio, Grandinetti aveva aperto un fascicolo: modello 45, si dice in gergo tecnico, senza ipotesi di reato, senza indagati. Meno di due anni dopo e qualche accertamento in più, l’inchiesta a inizio 2015 si ritrova con sei indagati. Nomi che potrebbero non essere quelli sui quali Giovannini & co avevano puntato il dito, ma altri sui quali la procura con le proprie indagini potrebbe aver riscontrato situazioni meritevoli di indagine.

Le ipotesi di reato potrebbero andare dal peculato, all’appropriazione indebita oppure truffa ai danni dello Stato.

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