Acqua, a Reggio in 8 anni tariffe cresciute del 44%
Il report annuale di Cittadinanza Attiva ci pone tra le venti città più care. Buono invece il dato sulla dispersione della rete acquedottistica
REGGIO EMILIA Nella nostra provincia una famiglia di tre persone, che consumi 192 metri cubi d’acqua l'anno (il consumo medio nazionale per quel tipo di famiglia), nel 2014 ha speso 472 euro, cioè il 5,4% in più rispetto al 2013, quando ne aveva spesi 448, e ben il 44% in più rispetto al 2007, quando tale consumo le era costato 328 euro. E questo dato ci colloca al 16esimo posto assoluto. Siamo molto al di sopra della media nazionale, che ammontava l'anno scorso a 355 euro, con un rincaro meno marcato (37%) negli ultimi sette anni, ma sensibile (6,6%) rispetto al 2013.
Il confronto è possibile esaminando il dettaglio dei dati forniti da Cittadinanza Attiva attraverso il proprio Osservatorio prezzi e tariffe, in occasione della Giornata mondiale dell'acqua, che si celebrerà domenica. Anche nel resto dell'Emilia-Romagna si è speso meno, mediamente 439 euro (più 8,1% nell'ultimo anno e più 54,6% nel settennio). A livello regionale, però, le differenze non sono trascurabili.
L'esborso più elevato è quello di Ravenna, 494 euro, il più basso quello di Piacenza, 357. La confinante Modena se l'è cavata con 397 euro, mentre Parma sfiora le nostre tariffe, con 449 euro di spesa annua. Perfino a Bologna si paga molto meno, 389 euro. Se consideriamo il panorama nazionale abbiamo da dolerci ulteriormente. A Milano si consumano quantità d'acqua degne del diluvio universale, ma la famiglia media se l'è cavata l'anno scorso con soli 136 euro. Perfino l'assetata Catania ha speso appena 194 euro. In generale l'Emilia-Romagna è al quarto posto, per la spesa idrica, dopo Toscana, Marche e Umbria. In Italia le città più care sono Firenze, Pistoia e Prato, dove si sono pagati l'anno scorso 563 euro.
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L'unico dato confortante è quello della dispersione idrica. Il quadro nazionale è disastroso e tende a peggiorare a causa della pessima manutenzione delle reti acquedottistiche. Il 37% dell'acqua convogliata nelle tubature si perde prima di arrivare ai rubinetti, secondo Legambiente, che nella precedente rilevazione del 2013 aveva misurato un 34%. La rete degli acquedotti assomiglia a un colabrodo, ma nella nostra provincia la dispersione arriva appena (si fa per dire) al 19% ed è perfino calata rispetto al 22% rilevato l'anno prima. In questo caso stiamo meglio nel paragone con la media regionale, che dal 22% è salita al 27%. In Emilia- Romagna la provincia più sprecona è Parma (42%), la più virtuosa Piacenza, che disperde soltanto il 14%. Modena è al 34%, Bologna al 26%. La nostra provincia supera perfino la regione, la Valle d'Aosta, che ha gli acquedotti più efficienti, disperdendo il 20%.
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