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Dieci reggiani fermati al corteo anti-Bce

di Massimo Sesena
Dieci reggiani fermati al corteo anti-Bce

Il racconto del giornalista reggiano Cosimo Pederzoli, portavoce di Sel «Non c’entriamo con gli scontri: i residenti del quartiere solidali con noi»

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FRANCOFORTE. Al telefono è tranquillo, nonostante a poche decine di metri da lui, qualche ora prima, si sia scatenato un inferno di fuoco e scontri. Cosimo Pederzoli, 30 anni, giornalista reggiano, esponente di Sel fa parte del gruppo - una decina o poco più - di giovani reggiani che da martedì pomeriggio assediano l'inaugurazione della nuova sede della Bce.

'Blockupy'. Sotto questo nome si è palesata ieri in Germania una manifestazione antagonista che ha portato in una Francoforte - blindata da barricate e filo spinato - oltre 10mila manifestanti da tutta Europa. A fine mattinata, il bilancio è pesante. Sette auto della polizia date alle fiamme, otto ufficiali feriti e circa 350 persone arrestate.

E centinaia di persone fermate, a pochi passi dalla nuova sede della Banca centrale: centinaia di persone chiuse da un cordone di poliziotti in assetto antisommossa, tra queste anche i giovani che da Reggio sono partiti martedì mattina. «Io - dice Cosimo al telefono - sono qui per la federazione reggiana di Sel e in rappresentanza del circolo Loukanikov che abbiamo aperto da poco. Con me ci sono altri ragazzi, del Centro sociale Aq16 e di Casalgrande Notte». Quando lo chiamiamo, Cosimo è nel gruppo che è stato fermato in Uhlandstrasse, a poche centinaia di metri dal Palazzo in cui è in corso il galà dell'inaugurazione: «La Bce si batte per una politica di austerity in Europa. Non c'è nulla da celebrare» è lo slogan che passa di bocca in bocca ai ragazzi che manifestano. E che va anche oltre, grazie alla rete.

«Come coordinatore del circolo Sel Loukanikos - dice Pederzoli - ho deciso, insieme al circolo, di partecipare per protestare contro scellerate politiche di austerity che uccidono welfare e servizi nei paesi classificati di serie B». Anche Cosimo, sulla sua pagina Facebook, già martedì sera, arrivato nella cittadina dell'Assia, scriveva, quasi presagendo quel che sarebbe successo: "Si prova a dormire, sapendo che il buongiorno ce lo darà la polizei". In effetti così è stato: ieri mattina quando il corteo dei manifestanti si è mosso, la polizia ha reagito con gli idranti: "Ci hanno bagnato - dice Cosimo - nel tentativo di fermarci. La maggior parte dei manifestanti è pacifica. Noi non c'entriamo assolutamente nulla con quel che si è verificato in altri punti della città. Questa mattina abbiamo manifestato pacificamente, arrivando vicino al palazzo della Bce e a quel punto siamo stati bloccati".

Par di capire quindi che i trecentocinquanta arresti siano avvenuti in un altro punto della città dove evidentemente si erano dati appuntamento le frange più calde di questa protesta globale. «Ho saputo degli arresti - dice Pederzoli - e delle auto a fuoco, ma noi siamo stati assolutamente al di fuori di tutto ciò. Anzi, la polizia che ci scortava durante il nostro corteo ci ha fatto anche i complimenti». Nella tarda mattinata però, Cosimo e gli altri manifestanti partiti da Reggio erano formalmente in stato di fermo: «Siamo qui - dice - circondati dalla polizia che sta procedendo alla nostra identificazione. Uno a uno ci controllano i documenti. Eppoi, spero, ci lasceranno andare». Invero, l'intento dei manifestanti era quello di una sorta di "secondo tempo": «Nel pomeriggio - diceva l'esponente di Sel - era in programma anche un altro corteo, a cui dovevano unirsi anche gli iscritti della Fiom. Ma adesso non possiamo muoverci, circondati come siamo dalla polizia. La cosa bella è la solidarietà dei residenti del quartiere. Ci portano da mangiare e ci aprono le loro case per consentirci di andare in bagno».

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