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Quote latte, già arrivate 2.400 adesioni

Quote latte, già arrivate 2.400 adesioni

Corsa degli allevatori contro il tempo. Il Consorzio: «Così diventa operativo lo strumento di regolazione dell’offerta»

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REGGIO EMILIA. Si susseguono a ritmo intenso le adesioni degli allevatori della filiera Parmigiano Reggiano alle quote latte da destinare alla trasformazione in formaggio Dop, istituite dal Consorzio di tutela nel novembre scorso in attuazione del Piano regolazione offerta 2014-2016.

Le adesioni giungono ora al ritmo di cento al giorno, e a due settimane dalla scadenza (31 marzo) hanno già superato le 2.400 unità, corrispondenti ad oltre il 70% degli allevamenti interessati.

«In un momento di grande riflessione e di preoccupazione per lo smantellamento del regime delle quote latte comunitarie - osserva il Consorzio - l'istituzione delle quote latte per il Parmigiano Reggiano si conferma così una risposta concreta ed apprezzata dagli allevatori per dare nuovo valore al loro lavoro, grazie ad un valore reale di cui entrano in possesso».

«Il Consorzio del Parmigiano Reggiano - prosegue l'Ente di tutela - ha deciso di mettere al centro della filiera gli allevatori, attribuendo direttamente ad essi le quote latte per la trasformazione nella nostra Dop: la grande adesione riscontrata in queste settimane dimostra che la scelta fatta viene ritenuta indispensabile per rinsaldare il rapporto con il territorio e con i produttori storici, che sono i tratti distintivi di una dop eccellente».

«Con l'accettazione delle quote - spiega il Consorzio - diventa operativo lo strumento di regolazione dell'offerta, e attraverso la gestione attenta del potenziale in base alle condizioni di mercato sarà ora possibile operare affinché gli obiettivi di crescita non si trasformino in squilibri di mercato». «Le sfide del comparto - conclude l'Ente - non finiscono, ovviamente, con l'assegnazione e l'accettazione della quota agli allevatori e l'adesione al Piano di regolazione dell'offerta, ma è su questa base di concreta coesione di filiera che si compie un vero balzo in avanti per costruire il futuro del nostro prodotto».

L'invito dei vertici consortili a ridurre la produzione del nostro tipico formaggio per cercare di far rialzare le quotazioni in realtà è già stato accolto, sia pur con qualche disagio, dalla maggior parte degli operatori del settore e sta dando qualche frutto. Fra la fine del 2014 e l'inizio di quest'anno sono scesi, in quattro delle cinque province del comprensorio, i quantitativi di formaggio prodotto. La contrazione mensile a dicembre era stata pari a meno 0,7% ma a gennaio la discesa è stata pari all'1,7. La riduzione più drastica è avvenuta nella nostra provincia con un calo delle forme del 4,8%: erano state 91.894 nel gennaio 2014 sono scese a 87.472 nello stesso mese del 2015.

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