La mappa dell'economia reggiana presente a Tunisi
Le incognite sul dopo-attentato. Il mercato vale 50 milioni. Presenti big come Max Mara e Fagioli
REGGIO EMILIA. Il terribile episodio di terrorismo che mercoledì ha colpito Tunisi ha scosso tutti e indotto molti a chiedersi se è ancora consigliabile intrecciare rapporti economici con il Paese nordafricano.
Quali sono i legami degli operatori reggiani con quell’area? Nel 2013 – stando ai dati dell’Ufficio studi della Camera di commercio – l’export verso la Tunisia è stato pari a 53,4 milioni di euro ma in un solo anno è sceso del 6,4% arrestandosi sotto i 50 milioni.
Più in dettaglio Reggio ha inviato ai tunisini, nel 2014, beni per 28 milioni di euro (il 56% del totale) sotto forma di prodotti metalmeccanici, altri 11 milioni e mezzo (il 22,9%) per tessile e abbigliamento, ulteriori 5,4 milioni (10,8%) con apparecchiature elettroniche ed elettriche per finire con 2,8 milioni (5,6%) in piastrelle e ceramiche.
Curiosamente però importiamo anche prodotti per poco meno di 25 milioni di euro e ciò è dovuto a 17,4 milioni di tessile e abbigliamento ed altri 5,8 di apparecchiature elettroniche ed elettriche. Spicca dunque il fatto che questi due settori importano addirittura più di quel che esportano.
La spiegazione è presto detta: alcuni operatori reggiani inviano al di là del Mediterraneo materie prime e semilavorate (tessuti e congegni) che vengono assemblati o rifiniti grazie ad una manodopera locale meno costosa e più conveniente per poi reimportare il tutto in vista della commercializzazione finale. Ad Unindustria assicurano di non avere notizia di insediamenti in loco di imprese reggiane in epoche recenti.
Risale ad anni addietro, dopo la crisi e i tumulti del 2011 che hanno cambiato la struttura politica tunisina, l’abbandono dell’attività nell’opificio che il figlio della vice presidente Cristina Carbognani aveva creato vicino a Tunisi per realizzare rivestimenti di seggiolini per le auto. Ancora più remota la storia legata alla Lombardini che, sul finire degli anni Ottanta, fece costruire uno stabilimento a Sakiet Sidi Youssef, ai confini con l’Algeria, per produrre motori.
L’operazione venne condotta in joint venture con la Sakmo alla quale venne successivamente ceduta la licenza. Diversi imprenditori preferiscono operare tramite rappresentanti locali. Come la Fagioli sarl che compie alcuni trasporti speciali contando su un approdo in area tunisina che diventa così ponte di collegamento con il Nord dell’Africa.
Anche Max Mara e Marina Rinaldi sono attive sul fronte tunisino per la rifinitura e lo smistamento off shore delle proprie produzioni impegnando personale del luogo. Chi invece agisce direttamente in tutta la regione del Magreb sono alcune piccole attività imprenditoriali.
Proprio mercoledì si trovava ad esempio a Tunisi, nelle ore dell’assalto dei terroristi, Alfeo Carretti titolare della Atlantic Manifactures che ha sede a Castelnuovo Sotto lungo la statale 358 e che è presidente della Cna Estero reggiana.
«Debbo confessare – racconta – che non mi sono reso conto di quanto stava accadendo. Ero nella via titolata a Bourghiba per un incontro con un cliente quando mi è arrivato un messaggio, da Reggio, che mi ha messo a corrente dell’incursione dei terroristi e allora mi sono aggiornato tramite la tv locale. Una follia che non mi ha impedito di arrivare tranquillamente in aeroporto dove sono decollato, come da programma, alle 18.45. Penso si tratti di un episodio limitato. Ho viaggiato senza intralci e ho già in calendario un ritorno laggiù a fine mese. Per me la Tunisia è un paese democratico, gradevole, che potrebbe diventare una piccola Svizzera del Nord Africa. Un manipolo di folli non deve spaventarci». (l.v.)
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