Un taglio ai finanziamenti per la fusione dei Comuni
Ligonchio, l’ex sindaco sul piano per unire il paese a Busana, Collagna e Ramiseto «Il ministero ha già diminuito il contribuito decennale da 4 milioni a 1,5 milioni»
LIGONCHIO. C’era stata unanimità, nell’assemblea regionale, sul progetto di fusione dei quattro Comuni del crinale reggiano: Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto. Ma questa concordia a Bologna non corrisponde alla situazione sul territorio: se tra la gente le posizioni sono diversificate, anche la voce di Ilio Franchi, ex sindaco di Ligonchio, oggi capogruppo di opposizione, avanza non solo dei dubbi, ma un tema di fondo sulla questione.
«Smettiamola di presentare come centrale il tema delle sovvenzioni previste – afferma Ilio Franchi – perché sono già state molto decurtate, e con ogni probabilità lo saranno ancora nei prossimi anni».
Spiega infatti l’ex sindaco di Ligonchio: «Dopo l’ok del partito che ancora una volta ha manifestato la propria incoerenza dicendo prima no alla fusione Villa Minozzo-Toano ed ora sì per questi quattro Comuni, e dopo l’ok recente della Regione, stiamo ora assistendo ad una fase di silenzio, o quantomeno di rilassamento, forse in preparazione allo sprint finale che dovrebbe avvenire nei prossimi mesi di maggio-giugno, in occasione del referendum che per legge deve recepire la volontà dei cittadini».
«Certo che Errani l’ha fatta grossa – prosegue Ilio Franchi – determinando questo ritardo: sì, perché allora, a seguito di una asfissiante pressione sui cittadini con riunioni che hanno coinvolto un po’ tutti, enti, associazioni, confederazioni, commercio, artigianato, c’era la convinzione di avere superato l’ostacolo dei diffidenti e di marciare verso una quasi certezza di risultato positivo. La leva che aveva ed ha tutt’ora orientato taluni cittadini in senso favorevole era senz’altro il contributo straordinario messo a disposizione dal Ministero e dalla Regione».
Prosegue il capogruppo della lista di opposizione: «Otto milioni di euro in quindici anni, quindi oltre 500.000 euro all’anno: era una cifra importante e tale da far pensare che ciò determinasse una riduzione delle tasse, ma soprattutto una più solerte risposta alla esigenze anche minute degli utenti. Il dubbio che, stante una situazione economica come quella attuale, una cifra del genere diluita così a lungo fosse oggetto di riduzione era nel pensiero di tutti. Ma che si andasse da subito, dopo poco più di un anno, ad un taglio di oltre due milioni e mezzo non era certo prevedibile. Infatti il ministero il 21 gennaio ha riproposto il decreto inserendo una semplice e corta dicitura laddove si tratta di importi: il contributo deve essere “in misura non superiore a 1,5 milioni di euro”. Quello che prima era un contributo statale decennale pari a oltre 4 milioni di euro è passato a 1,5 milioni di euro, con un taglio di oltre 2,5 milioni di euro».
Conclude Ilio Franchi: «Stupisce il silenzio su questa grossa difficoltà: si profila una lunga serie di incertezze sull’evoluzione di questa corsa alla “fusione”, sostenute anche da proteste di altri Comuni d’Italia e da ricorsi in varie sedi di Giustizia per accertarne la legittimità. L’auspicio è che i cittadini prendano atto di ciò dimenticando i contributi previsti e valutando il resto con estrema serenità».
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