Coffrini: l'onta mafiosa su tutta Brescello, difendiamoci
Il sindaco non si dimette e trasforma la conferenza stampa in un'assemblea pubblica in suo sostegno
BRESCELLO. Marcello Coffrini non si dimette, accetta - ed anzi "auspica" una commissione che indaghi sull'operato della sua amministrazione e di quella precedente (in cui ricopriva la carica di assessore) e coalizza i brescellesi attorno alla sua figura, "perché se anche io mi dimettessi, sul paese resterebbe l'onta e l'inaccettabile marchio di vicinanza ai mafiosi".
Così nella conferenza stampa convocata per replicare al vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia Claudio Fava. Di fatto, un'assemblea pubblica - "ho invitato alla spicciolata alcuni di voi miei concittadini anche come segno di trasparenza" - alla presenza di parecchie decine di persone.
Coffrini ha letto un testo scritto - "non sarei riuscito a memorizzare tutto" - in cui ha anche detto: "Idealmente sono alla marcia di Bologna contro le mafie ma oggi il mio posto è qui, tra la mia comunitá ferita e colpita". A Bologna, un assessore e il gonfalone del Comune.
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Chiara la strategia del sindaco: compattare la popolazione attorno alla sua persona e sostenere l'attacco mediatico non a sè stesso, ma a tutto il paese: "Qui bisogna tutelare e difendere la comunità da un accostamento terribile, Il momento impone coesione e comunità di intenti".
Secondo Coffrini, "Brescello é stata etichettata come paese mafioso e questo è inaccettabile.
Io non posso accettare che un attacco al mio ruolo comprometta i concittadini, e dunque è bene che le istituzioni accertino se l'amministrazione sia influenzata da esponenti della malavita organizzata, solo così potremo chiudere questo capitolo".
Infine: "Non tento di restare sulla mia poltrona, qui la posta in gioco è molto più alta e le mie dimissioni non farebbero venire meno dubbi sulla nostra comunitá; placherebbero solo il caso mediatico risolvendo il "caso Coffrini", ma lasciando il clima di sospetti e accuse al paese".
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