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In duecentomila al corteo di Bologna per dire no alle mafie

In duecentomila al corteo di Bologna per dire no alle mafie

Striscioni, musica e colori. E' la manifestazione dedicata alle vittime di mafia. Nove i pullman partiti da Reggio Emilia per dire basta alle infiltrazioni

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BOLOGNA. Un lungo, lento elenco di nomi. Così, in piazza 8 Agosto a Bologna, dove si è conclusa la marcia di Libera, sono state ricordate tutte le vittime della mafia, delle stragi e del terrorismo. Moltissime persone si sono alternate al microfono sul palco per leggere alcuni nomi: fra loro il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi, Romano Prodi, Maurizio Landini, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, tanti sindaci, magistrati, come Giancarlo Caselli, ma anche imprenditori, giovani, artisti e intellettuali, come l'attore Alessandro Bergonzoni e lo scrittore Carlo Lucarelli.

È stato l'esercito dei giovanì il primo a dar forma al maxi corteo per la giornata dedicata alle vittime di mafia, che ha portato circa duecentomila persone se non di più nel cuore di Bologna. Dalla rotonda Bernardini per tutta via Andrea Costa fino al parco dedicato a Baden Powell si è subito formato un fiume di ragazzi con tantissime bandiere di Libera, come chiesto da don Luigi Ciotti, striscioni e musica; tantissimi i ragazzi delle scuole e scout che hanno iniziato a creare il corteo che in testa vede i familiari delle vittime, i gonfaloni e a seguire l'«esercito dei giovani».

'Ndrangheta all'emiliana: il nostro speciale

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Tra i tanti campeggia uno striscione su cui si legge «l'Emilia la vede (la mafia) l'Emilia non cede». In prima fila, esponenti delle istituzioni.

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Numerosi i reggiani presenti, partiti in pullman organizzati e autonomamente.

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Durante il corteo, tuttavia, non sono mancate contestazioni. «Aemilia? Questo è il sistema Pd». A metterla in atto i giovani comunisti del Prc di Bologna, che hanno esposto sul percorso, in via sant'isaia, uno striscione contro il Pd, messo in relazione all'inchiesta sulla 'ndrangheta in Emilia-Romagna e in altre regioni del nord.

«Antimafia è anticapitalismo», hanno scritto i contestatori sullo striscione rosso, accanto al quale è passato anche il ministro Giuliano Poletti, oltre a buona parte del gruppo dirigente locale del Pd.

“Siamo fieri di ospitare la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie: benvenuto in Emilia-Romagna, popolo di Libera”. Così il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, dalla home page della Regione saluta la manifestazione di oggi, clou delle iniziative per la legalità che hanno caratterizzato queste ultime settimane, accogliendo l’appello per una piena adesione istituzionale anche a nome della comunità emiliano-romagnola: “Questa è la nostra regione, una terra che in questi giorni apre le braccia per accogliere un popolo che, come dice il carissimo don Luigi Ciotti, con la sua partecipazione vuole dire con chiarezza da che parte sta”.

Un bagno di folla per don Ciotti. Il fondatore di Libera ha lanciato un forte appello contro la corruzione. Poco prima delle 11 don Ciotti, arriva in piazza maggiore anticipando di pochi minuti il corteo per accogliere il presidente del senato, Pietro Grasso, davanti a Palazzo D'Accursio. Due ali di persone lo accolgono applaudendo dal crescentone e dalla scalinata della basilica di San Petronio. Don Ciotti si ferma a salutare i bambini di una scolaresca di Pianoro, fa foto di gruppo, firma libri e striscioni, visibilmente felice per l'accoglienza.

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 «Dobbiamo evitare la corruzione della speranza cioè, promettere cose che poi non si realizzano»: così don Luigi Ciotti, presidente di Libera, sfilando in corteo a Bologna, ha voluto lanciare un messaggio di speranza nella ricerca di speranza e giustizia per tutti i familiari di vittime della mafia che partecipano oggi alla manifestazione a Bologna. «È da anni che si parla di dare una svolta nel contrasto alla corruzione e alla mafia» ha detto ancora don Ciotti, ora serve una svolta. «Corruzione e mafia sono veramente due facce della stessa medaglia, camminiamo per questo, perchè ci sia un cambiamento, se no la memoria diventa retorica». Rivolgendo un pensiero ai familiari che partecipano alla manifestazione don Ciotti ha detto: «Questi familiari non possiamo prenderli per il naso, sono stanchi. Non c’è una strage della quale si conosca fino in fondo la verità. Il 70% di loro - ha concluso don Ciotti - non conosce la verità e questo non è possibile».

In piazza da Landini a Camusso, da Prodi a Caselli.

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«Le ultime inchieste hanno dato riscontro alle cose che diciamo da anni, non da ora. L'abbiamo sempre detto anche quando ero magistrato e procuratore nazionale antimafia. Ho sempre valutato il pericolo di questo risvolto negativo anche di criminalità organizzata che utilizza la corruzione e non più tanto l'intimidazione». L'ha detto, commentando le ultime inchieste sulla corruzione e gli intrecci con la criminalità organizzata, il presidente del Senato, Pietro Grasso. Parlando da Bologna durante la 20/a Giornata della Memoria e dell'impegno promossa da Libera, Grasso ha spiegato che queste modalità sono usate «soprattutto in contesti diversi per infiltrarsi e avere relazioni con la pubblica amministrazione con l'economia e anche con la politica».

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«Combattere la mafia, la criminalità, l'evasione e la corruzione è una scelta politica, non ci sono altre storie o altre balle». Dal corteo di Libera il segretario della Fiom, Maurizio Landini, punta il dito contro il governo Renzi. Per combattere la criminalità organizzata «oggi i mezzi ci sono tutti, ma bisogna fare una battaglia vera e credo che questo sia il punto di fondo da cui partire. il fatto che ci siano indagati nel governo? insisto: se il governo vuole dare davvero dare il senso di un cambiamento deve avere comportamenti coerenti e soprattutto deve fare leggi».

Tutti uniti nella guerra «senza quartiere» alle mafie. Questo il cuore del messaggio inviato per la giornata di Libera dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Secondo il capo dello Stato è «di fondamentale importanza tenere vivo il ricordo di quanti, magistrati, forze dell'ordine, amministratori o semplici cittadini, hanno lottato fino al sacrificio della vita contro il ricatto e la barbaria mafiosi». Recita ancora il messaggio, letto sul palco di piazza VIII Agosto: «Le storie drammariche e coraggiose di questi testimoni, di questi martiri che
libera ricorda oggi - afferma Mattarella - ci spingono a riflettere e ci indicano il cammino da seguire nella guerra senza quartiere alle mafie, unendo tutte le intelligenze, le forze e le energie del paese».

«Spero sia una bella giornata per tutta Italia, non solo per Bologna. È una manifestazione importante, speriamo che aiuti le singole coscienze perché la lotta alla mafia va fatta tutti i giorni da tutte le persone». È l'augurio dell'ex premier Romano Prodi, che ha partecipato - leggendo anche dal palco alcuni nomi delle vittime di mafia - alla manifestazione di Libera. «È uno dei più grandi cortei che ho visto in città. È bello che questo corteo sia grande, ma non misuriamolo nella grandezza - ha aggiunto - misuriamolo con lo spirito. È un corteo pieno di ragazzi, tanta gente diversa, a volte anche come ispirazione politica, che è qui per un contenuto etico».

Quanto alle inchieste di 'Ndrangheta che hanno interessato recentemente l'Emilia-Romagna Prodi ha detto che anche da questo punto di vista è un problema individuale, perché «quando arriva un bisogno, un imprenditore in difficoltà, c'è sempre il simil-mafioso che ti presta, poi arriva il mafioso che ti cattura. La penetrazione è all'interno della società, anche tradizionalmente lontana dalla mafia. Purtroppo non dico che sia fatale, ma è un fenomeno ripetuto - ha concluso - e non mi aspetto che questo tipo di penetrazione diminuisca. Per questo queste manifestazione sono importanti se risvegliano le coscienze del singolo».
 

 

 

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