A Reggio ci sono almeno venti sale gioco abusive
Vecchi: «Possiamo multarle, ma non farle chiudere. Legge da cambiare». In città bruciati 760 milioni di euro in un anno tra slot machines e Vlt
REGGIO EMILIA. La ’ndrangheta si è concentrata sulla distribuzione delle “macchinette” nei locali pubblici: visto che la torta è enorme e ognuno vuole la sua fetta,la cosa migliore è spartirsi l’affare. I pugliesi, ad esempio, sono specializzato nell’alterazione delle schede elettroniche delle cosiddette Vlt; la camorra controlla le sale giochi, Cosa Nostra si sta facendo sotto.
Accade in Italia: al sud, al nord, in Emilia. E a Reggio. L’operazione Black Monkey di due anni fa ha mostrato l’ampiezza del fenomeno, ma ci sono decine di inchieste (molte hanno toccato anche l’Emilia) che raccontano come la malavita organizzata si sia arricchita e continui a farlo attraverso il gioco d’azzardo.
LE CIFRE
Al convegno sul tema tenutosi in Sala del tricolore, Matteo Iori (Conagga e Papa Giovanni IIXXX) snocciola cifre impressionanti. In Italia, il «gioco legale» complessivo è passato dai 24,8 miliardi di euro del 2004 agli 88,5 del 2012 con una lieve contrazione (84,7 miliardi) nel 2013. Oltre la metà se ne va in slot machine da bar e Vlt da sale gioco, ma con una crescita esponenziale del «gambling» online: già al 14 percento. In realtà, la quota di denaro restituita ai giocatori (il cosiddetto payour) sfiora l’80 percento. Dunque, ad andarsene in fumo sono 17 miliardi.
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REGGIO, RECORD NEGATIVO
In Emilia Romagna nel 2013 si sono giocati 7,22 miliardi di euro, di cui 760 milioni a Reggio Emilia (ultimo dato riferito al 2012) che equivale al 5,62 percento del Pil della provincia: un ammontare, per capirci, di sei volte superiore al bilancio del Comune di Reggio Emilia. Nella geografia dell’azzardo, in regione solo Rimini è messa peggio di Reggio (1.168 euro a testa, se tutti gli abitanti giocassero) e comunque la nostra provincia è sesta in Italia dopo Pavia, Como, Teramo, Rimini e Savona.
RICICLAGGIO
La criminalità ha messo le mani sul gioco d’azzardo legale - con una gestione diretta del business - e su quello illegale, che garantisce lauti guadagni e riciclaggio continuo. Dall’Operazione Rischiatutto del giugno 2013 all’Operazione Mediterraneo, ci sono decine di indagini che tratteggiano il fenomeno, comunque in continuo divenire. Con un parallelismo simile alla collusione tra cosche e imprenditoria reggiana svelato dall’Operazione Aemilia: «Anche nelle nostre aree - ha detto Iori - c’è un vantaggio reciproco: spesso, sono gli imprenditori stessi a chiedere la partnership con la criminalitá organizzata, che elimina la concorrenza e paga di più». E poi, ovviamente, c’è l’usura. Perché accanto a un giocatore che continua a perdere alle macchinette ma ha finito i soldi per giocare, c’è sempre qualcuno pronto a prestargliene. Con tassi prima appena appena «decenti», poi sempre più usurari.
INVENTIVA CRIMINALE
La gamma di truffe e stratagemmi è praticamente infinita, dai siti illegali di gioco ai Gratta e vinci fasulli venduti da tabaccai compiacenti, alle sale bingo gestite (soprattutto al sud) dalle mafie stesse.
LOTTA ALLE VLT
«A partire dal 2012-2013 - ha detto il sindaco Luca Vecchi - Reggio ha fatto un forte investimento nella prevenzione e nella crescita di una consapevolezza diffusa sui rischi del gioco. Siamo consci del fatto che il nostro territorio possa diventare luogo di conquista da parte della malavita, che ha già infiltrato altri settori economici. Noi cerchiamo di contrastare il fenomeno, ma abbiamo armi spuntate, perché di fatto non possiamo impedire l’autorizzazione per l’apertura di nuove sale».
VENTI SALE ILLEGALI.
Con «furbizia interpretativa», il Comune ha cambiato le norme urbanistiche e i regolamenti edilizi. Tra contestazioni di natura tributaria (mosse dalla Guardia di finanza) ed edilizia, una ventina di sale gioco devono essere considerate illegali.
La situazione è questa: un procedimento sanzionatorio concluso (via Cassoli), due attivati, tre procedimenti aperti di cui uno in corso di notifica e due in fase istruttoria.
La vittoria al Tar sul caso di via Cassoli è una pietra miliare, e dovrebbe suggerire agli altri comuni che questa è la via più efficace da seguire per fronteggiare l’avanzata delle macchinette.
«La verità - dice Vecchi - è che noi possiamo multare le sale gioco abusive, ma non farle chiudere. Bisogna inasprire la legge regionale, io e Manghi ne abbiamo già parlato al governatore Bonaccini».
LA QUESTURA
«Anche noi non abbiamo reali margini di discrezionalità - ha ammesso Francesco Baiano della polizia amministrativa se le carte sono a posto, ma facciamo comunque controlli a sorpresa e su più fronti, dalla reale titolarità della gestione alla presenza di minori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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