«Difendiamo Brescello da questa onta»
Il sindaco Marcello Coffrini non si dimette e trasforma la conferenza stampa in un’assemblea pubblica in suo sostegno
BRESCELLO. «Ritengo sia arrivato il momento di fugare ogni dubbio. Ora più che mai, è necessario che le istituzioni accertino se l’amministrazione comunale di Brescello abbia elementi di collusione, connessione, dipendenza o sia influenzata dalla presenza sul territorio di esponenti della malavita organizzata».
Marcello Coffrini, dopo le recenti stilettate ricevute dalla Commissione parlamentare antimafia – nello specifico, dalla presidente Rosy Bindi e dal vicepresidente Claudio Fava – oltre che da don Luigi Ciotti, si mette a nudo e invoca l'intervento di una commissione che possa, una volta per tutte, fugare ogni tipo di dubbio su Brescello e i suoi amministratori. Alla conferenza stampa che si è svolta al centro culturale San Benedetto, hanno assistito decine di cittadini che, ancora una volta, non hanno fatto mancare il proprio appoggio al sindaco, sottolineando con un lungo applauso la fine del suo intervento, durato in totale otto minuti esatti.
Per non lasciare spazio a cattive interpretazioni, Coffrini ha letto la sua dichiarazione scritta a computer su tre fogli. Ha spiegato che la decisione di questa uscita pubblica è stata concordata con il consiglio comunale e con la giunta, e che non rappresenta né una difesa né un contrattacco rispetto a quanto emerso nell'ultima settimana. Per evitare che il nome di Brescello possa essere ulteriormente associato alla malavita, il sindaco ha invocato l'intervento di una commissione (come previsto dal Testo unico degli enti pubblici) che, su mandato del prefetto e composta da personale istituzionale, possa iniziare una vera e propria indagine. Intervento auspicato dallo stesso Fava e dall'assemblea dei sindaci Pd.
«Brescello ha realmente bisogno della verità, di elementi inoppugnabili che possano attestare la sua reale estraneità dal fenomeno mafioso. Questa indagine dovrà fare riferimento a un periodo temporale più lungo, in quanto in precedenza ho svolto il ruolo di assessore, per cui sono compartecipe anche di scelte in precedenza effettuate. Una mia dimissione oggi non farebbe venir meno i tanti dubbi nati intorno alla nostra comunità e lascerebbe il paese in balìa del sospetto, del pregiudizio, dell'illazione».
Al termine delle dichiarazioni del sindaco di Brescello, c’è anche spazio per le domande dei giornalisti presenti, che hanno sollecitato Coffrini sulle ormai famigerate dichiarazioni rilasciate a Cortocircuito. «In quell'occasione ho utilizzato due-tre aggettivi non elogiativi ma che per me esprimevano la rappresentazione della percezione della persona di cui si parlava. Questo errore, o leggerezza, l'ho subito riconosciuto ma da questo non può infangare un paese intero. Come giustifico questo accanimento? Fatico a dare una risposta. Questa vicenda lascia perplessità e un grande disturbo». Non manca una battuta su Bini, sindaco di Castelnovo Monti, che contro Coffrini ha speso parole d'accusa pesanti. «Non ci siamo mai conosciuti, credo che il suo comportamento non sia molto corretto, come sindaci abbiamo pari dignità. Non amo giudicare, i giudizi li daranno i posteri».
Non tarda ad arrivare la reazione di Fava, il quale dopo alle dichiarazioni di Coffrini, replica. «Il problema non è Brescello, ma il sindaco di Brescello. Che continua, da ciò che leggo, a non trovare il coraggio di nominare nemmeno in conferenza stampa il signor Francesco Grande Aracri».
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