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La politica tende la mano ai casari

La politica tende la mano ai casari

Parmigiano Reggiano: Pd e consorzio a confronto per l’allarme sui prezzi

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REGGIO EMILIA. Un incontro per gettare le basi di un futuro da costruire insieme tra produttori, consorzi, enti e politici. E' quello che si è svolto ieri mattina a Rio Saliceto, nel corso della seconda conferenza economica dell’Unione provinciale del partito democratico, e che ha visto impegnate diverse forze per cercare di dare una risposta concreta al futuro della filiera del Parmigiano Reggiano. Tra gli ospiti anche Simona Caselli, assessore regionale all’Agricoltura, Leana Pignedoli, senatrice Pd e membro della commissione Agricoltura del Senato, Giacomo Bertani, responsabile economia della segreteria Pd, Alessio Mammi, consigliere provinciale con delega all'Agricoltura, il sindaco di Rio Saliceto Lucio Malavasi e Giuseppe Alai, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano e di Confcooperative, intervenuti per gettare le basi della discussione coi produttori presenti in sala. In particolare, tutti erano concordi per cercare di trovare una soluzione al problema più urgente che affligge il mercato del Parmigiano Reggiano e cioè i prezzi attuali che mettono il settore in crisi e non fanno guadagnare la filiera corta. «La nostra è una realtà di qualità, specie nei nostri caseifici di montagna che riescono a produrre fino a 10mila 330 forme. La nostra filiera però va rivista – specifica Giuseppe Alai – dobbiamo ristrutturarla, riorganizzarla e cercare di fare rete per essere più competitivi sul mercato». E a proposito di mercato, il futuro del Parmigiano Reggiano sembra essere solo quello dell'export. «Ma non sarà un’impresa semplice – frena Simona Caselli – perché bisogna uscire dallo schema così radicato della tradizione. Bisogna iniziare a ragionare e a buttare giù idee per riuscire a portare il nostro prodotto anche all'estero captando le esigenze di mercato». Dello stesso avviso anche Leana Pignedoli: «C'è una carenza delle capacità imprenditoriali che dobbiamo recuperare se vogliamo che i giovani tornino ad essere i nostri imprenditori. Per questo bisogna valorizzare il prodotto al massimo coinvolgendo anche il produttore. Per il piano export, invece, serve una strategia che sia utile a radicare il prodotto». Per farlo i produttori dovranno studiare soluzioni adatte a tutte le esigenze (come diminuire i grassi, studiare prodotti ad hoc per diverse etnie...) ma soprattutto mettersi in discussione. «Queste strategie però vanno studiate prima di arrivare con l'acqua alla gola – ha aggiunto Alessio Mammi – e per questo oggi (ieri per chi legge, ndr) spero si metteranno davvero giù le basi per concretizzare una necessità che va avanti da anni tra cui il sostegno ai produttori, una maggiroe semplificazione burocratica e normativa, un sostegno ai costi di produzione e l'avvio ad una fase di aggregazione». (s.p.)

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