I CORROTTI NON SONO CRISTIANI
che per molti tratti ha riportato alla mente un’altra storica visita-pellegrinaggio, non a Napoli, ma nella piana dei templi di Agrigento, fatta il 9 maggio 1993 da un altro Pontefice, Giovanni Paolo...
che per molti tratti ha riportato alla mente un’altra storica visita-pellegrinaggio, non a Napoli, ma nella piana dei templi di Agrigento, fatta il 9 maggio 1993 da un altro Pontefice, Giovanni Paolo II, che chiese ai mafiosi di «convertirsi perché un giorno verrà il giudizio di Dio!».
Stessi toni e analoga forza profetica nel pellegrinaggio napoletano di Francesco. Ieri Bergoglio non si è risparmiato. Ha dato tutto sé stesso negli incontri con la popolazione, con gli immigrati, con i detenuti e con i giovani. Incurante del pericolo, si è avvicinato a tutti, ha stretto mani, abbracciato giovani e anziani, migranti e carcerati, infondendo coraggio, speranza, elevando in alcuni momenti moniti e severi «avvertimenti», specialmente quando ha toccato dolorosi tasti sociali come la corruzione, la camorra, la malavita organizzata, il lavoro, lo sfruttamento, la disoccupazione.
E proprio davanti a questi temi che il Pontefice venuto dalla «fine del mondo» ha scosso quanti ieri lo ascoltavano, vicini e lontani, e attraverso le dirette tv. Tematiche dolorose analizzate con parole pronunciate spesso a braccio, levando lo sguardo dai fogli con i discorsi già preparati, con tono di voce alto, severo e fermo, ed aiutandosi con ampi gesti delle mani per accentuare il suo pensiero.
Ieri papa Bergoglio non era ad Agrigento, ma a Scampia, quartiere di Napoli da troppo tempo ormai alla mercè di bande camorristiche e di delinquenza minorile. E lì, a Scampia, ha pronunciato parole di condanna e di risveglio che la gran parte della popolazione del quartiere (soprattutto giovani), la parte sana del posto rimasta in loco quasi a presidiare la zona dagli assalti camorristici, era accorsa per sentirsele dire.
«Una società corrotta – avverte il Papa – spuzza (facendo precedere la parola puzza da una “s” di troppo, forse condizionato da un modo di dire argentino); non è cristiano chi si lascia corrompere. Tutti abbiamo la possibilità di essere corrotti, è uno scivolare verso lo sfruttamento. Quanta corruzione c’è nel mondo! Andiamo avanti nella pulizia perché non ci sia più spuzza nella vostra città. San Gennaro interceda per voi». E sui migranti: «Non sono mica persone di seconda categoria! Siamo tutti migranti!». In perfetto stile wojtyliano le parole a camorristi e mafiosi ai quali solo qualche giorno fa si è rivolto ricordando che «sono scomunicati se non si pentono e cambiano vita». Parole ribadite con forza a Napoli: «Ai criminali e a tutti i loro complici la Chiesa ripete: convertitevi all’amore e alla giustizia, e lasciatevi trovare dalla misericordia di Dio!»
Parole dette con calda passione accolte sempre da applausi, grida di approvazione, sguardi sorridenti, bandiere e drappi colorati sbandierati come a voler riservate un tributo al pontefice che ormai i giovani napoletani e di tutto il meridione hanno elevato a loro guida per il grande senso di «fiducia e speranza» che suscitano le sue parole. Un tributo “certificato” anche statisticamente, come è emerso da un sondaggio su papa Francesco e giovani napoletani fatto dall’Istituto Toniolo di Milano in occasione della visita papale a Napoli: quasi l’80 per cento degli intervistati ha dichiarato di nutrire «fiducia» per Bergoglio, contro un 6 per cento riservato ai politici. Una affermazione non solo demoscopica, ma anche pratica come emerso a Scampia, prima, in piazza del Plebiscito poi, e successivamente nel carcere di Poggioreale e durante l’incontro con i giovani, dove papa Francesco è stato accolto con fiducia e con crescente entusiasmo da migliaia e migliaia di persone, significativamente toccate nell'intimo con un ’a Maronn’ v’accumpagn’ detto da un Pontefice diventato in quel momento miracolosamente napoletano tra i napoletani.
Orazio La Rocca
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google