Iren, è ancora querelle sulle tariffe
Botta e risposta dopo la smentita dei dati di Cittadinanza Attiva
REGGIO EMILIA. È vero, come abbiamo scritto venerdì, che Reggio è al 16esimo posto in Italia fra le città capoluogo di provincia che pagano più cara l’acqua potabile? Che la spesa idrica della famiglia media reggiana è oltre il triplo di quella che si sostiene a Milano e il 33% in più di quella media dell’Italia e che è cresciuta del 44% in 8 anni? Iren, che gestisce il servizio, mette in dubbio la fonte da cui abbiamo tratto questi dati, il report annuale di Cittadinanza Attiva, ma la sua è la classica smentita che conferma la notizia. Iren, infatti, non confuta l’entità delle tariffe che determinano la spesa. Si limita a negare che a Reggio il consumo di acqua sia così alto e che sia aumentato del 44%. Esso, in effetti, è diminuito arrivando a valori più che dimezzati rispetto ai 192 metri cubi all’anno considerati teoricamente dal rapporto dell'associazione: «Nel 2014 - scrive Iren - il consumo medio italiano è stato di 87 metri cubi. A Reggio ci si attesta invece a 68 metri cubi, una delle dotazioni idriche più basse d’Italia». Ma Cittadinanza attiva non sostiene che nella nostra città si consumino 192 metri cubi. Questo è solo un valore ipotetico, che non vuole corrispondere neppure alla media italiana. È un punto di riferimento statistico, che serve a valutare le differenze di spesa fra le città a parità di consumi. Le stesse graduatorie si sarebbero potute formare con la spesa per ogni metro cubo consumato, anzichè con l'esborso di una famiglia tipo di tre persone che non corrisponde affatto alla realtà. Il consumo effettivo è molto più basso, soprattutto in città come la nostra, dove le tariffe salate spingono i cittadini al risparmio adottando buone pratiche.(l.s.)
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