Dieci anni al terrore delle prostitute
Rapine e sesso violento: il 26enne ha sommato due condanne nel giro di una settimana. E’ in cura da una psicologa
REGGIO EMILIA. Due condanne in meno di una settimana, per complessivi dieci anni e otto mesi di reclusione. Sentenze severe – la prima del tribunale di Bologna, la seconda ieri nel nostro palazzo di giustizia – che “raccontano” una storia allucinante: un operaio di 26 anni che dice di non sapersi controllare quando cerca gli incontri a luci rosse, di essere preda di raptus che lo trasformano in una persona che vuole sesso violento.
Un violentatore e rapinatore seriale che ha brutalizzato alcune prostitute, colpendo fra il settembre 2013 e il maggio dell’anno scorso, finchè la squadra mobile non l’ha individuato e bloccato. Si chiama Mamadou Mbengue, è un giovane senegalese che vive – ai domiciliari – a Poviglio e che, con l’aiuto della famiglia (ieri in tribunale l’ha accompagnato il padre) e del suo difensore (l’avvocato Federico De Belvis) sta tentando di risalire la china, di non fare più del male a nessuno.
La sua è una sofferta presa di coscienza degli atti orrendi commessi ed ora è seguito da una psicologa per arrivare a sopprimere o perlomeno a controllare – attraverso un percorso terapeutico – gli impulsi irrefrenabili che per diversi lunghi mesi l’avevano trasformato in un vero incubo per le lucciole.
I familiari vivono da tempo nel nostro Paese, sono integrati e mai avevano sospettato di questo lato oscuro del 26enne. Ma non l’hanno abbandonato, anzi stanno cercando di aiutarlo in tutti i modi per farlo uscire da questo tunnel.
Mbengue ha pagato – mercoledì scorso – con una condanna a 6 anni di reclusione per aver violentato e rapinato una prostituta nigeriana a Bologna.
Ieri, invece, gli sono state contestate due aggressioni avvenute lo scorso anno a poca distanza l’una dall’altra e nello stesso tratto di via Emilia, fra Pieve Modolena e Cella. Vittime due ragazze dell’Est europeo.
La notte del 25 aprile ne aveva rapinata una, minacciandola con un coltello. In quel caso si era impadronito della borsetta della giovane e del suo telefonino. Quel cellulare venne poi trovato dalla polizia quando il giovane senegalese fu arrestato, poco dopo il fatto, mentre si aggirava per Poviglio in stato confusionale.
E in questo secondo caso la giovane prostituta, dopo essere stata rinchiusa nell’auto, era stata violentata. Non aveva potuto reagire, sotto la minaccia del solito coltello.
Quando la giovane era rimasta sola, riusciva comunque a chiedere aiuto. E mentre lei veniva portata in ospedale, partiva una serrata caccia all’uomo che si era poi conclusa a Poviglio.
I reati che sono stati contestati al giovane senegalese per i due episodi sono in tutto sette: i più gravi il sequestro di persona, la violenza sessuale e la rapina.
L’avvocato difensore De Belvis ha chiesto al gup Antonella Pini Bentivoglio sia di mettere in continuazione i due episodi (l’obiettivo è giungere ad un calcolo meno pesante della pena), sia di concedere le attenuanti generiche.
Il pm Giulia Stignani ha fissato in 4 anni e 8 mesi di reclusione la richiesta di pena e questa sarà alla fine la condanna emessa dal giudice.
Il 26enne – presente in aula– rimane agli arresti domiciliari: una concessione legata al programmo di recupero psicologico a cui il giovane si sta sottoponendo per mettersi definitivamente dietro le spalle un passato pieno di violenza.
Si sta curando, la famiglia lo sorregge, molto dipenderà dalla sua volontà di volere effettivamente voltare pagina. Intanto la giustizia sta facendo il suo corso.
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