Hascisc nel baule, tutti e tre patteggiano
Due anni al 33enne che doveva ricevere la droga: sconta la pena ai domiciliari. Già liberi i due corrieri
REGGIO EMILIA. Si è chiusa in tribunale – ieri mattina – con un triplice pateggiamento l’operazione antidroga della squadra mobile che, all’inizio del mese, aveva portato al sequestro di quattro chili di hascisc e all’arresto di tre persone.
La pena più alta al marocchino 33enne Ben Salah Badr (difeso dall’avvocatessa Antonella Corrente): 2 anni di reclusione che ora il nordafricano sconterà agli arresti domiciliari (non è, quindi, più in cella). Nella ricostruzione fatta dagli inquirenti, il marocchino – già nei guai in passato per droga – doveva quel giorno ritirare tutto quel “fumo”.
Più contenute le pene “concordate” per gli altri due giovani che erano giunti in macchina (una Fiat Marea) nel quartiere Orologio, con nel baule l’hascisc confezionato in panetti.
Incensurati, ora sono liberi in quanto per entrambi è stata applicata la sospensione condizionale della pena che ha così cancellato le misure restrittive fin qui applicate: 1 anno e 6 mesi per l’albanese 21enne Daka Verbin (che era agli arresti domiciliari, risulta assistito dal legale Mario Di Frenna) e 1 anno e 4 mesi per la coetanea ucraina Yulya Vasiljk (sin qui con l’obbligo di firma, difesa dall’avvocato Giacomo Fornaciari).
Alla vista dei poliziotti l’albanese era fuggito, per poi rendersi conto che gli elementi in mano alla polizia erano troppi per riuscire a farla franca e si era costituito, telefonando al 113.
Gli altri due, invece, erano stati subito bloccati.
«Un normale controllo» era stato detto dai poliziotti ai cronisti quando era stata ricostruita l’operazione, comunque il triplice arresto lasciava intendere che l’attenzione della questura sullo spaccio è davvero altissima.
Il quantitativo di droga sequestrato era ingente, anche per il valore commerciale. Basti calcolare che un chilo "all'ingrosso" vale almeno 1.200 euro. Rivenderla al dettaglio dunque rappresentava un importante giro di affari.
Sui panetti c'era un simbolo: una “A” stilizzata. «Da queste parti non abbiamo mai trovato altri segni del genere - faceva notare nella conferenza-stampa in questura Guglielmo Battisti, dirigente della Mobile - Il triplice arresto non risulta comunque collegato a quelli precedenti». (t.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
