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Non vai alla visita prenotata? Paghi il ticket

Non vai alla visita prenotata? Paghi il ticket

Queste le intenzioni dell’assessore regionale Venturi: «Servirebbe ad alleggerire le liste d’attesa»

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REGGIO EMILIA. Se le intenzioni della Regione saranno concretizzate, i cittadini dovranno fare attenzione prima di prenotare una visita specialistica senza essere sicuri di averne davvero bisogno. In questo modo, infatti, contribuiscono ad allungare i tempi d'attesa, che peraltro nel territorio reggiano sono assai più contenuti che nella maggior parte delle altre province.

Se non si presenteranno questi pazienti rischieranno di dovere pagare ugualmente il ticket. Questa, almeno, sembra essere l'intenzione dell'assessore regionale Sergio Venturi: «Dai nostri monitoraggi a Bologna - ha detto - risulta un 25-30 per cento di assenze agli esami, di cui oltre la metà nemmeno segnalate. E' un dato su cui vogliamo intervenire. Risolvere la questione ci aiuterebbe anche a gestire le eccezioni e altre urgenze o emergenze, quei casi, cioè, limitati, che minano la fiducia dei cittadini nei confronti del sistema sanitario». Nella nostra provincia il problema è meno grave.

«Abbiamo fatto una rilevazione - riferisce Fausto Nicolini, direttore generale dell'Ausl - da cui risulta che dal 6 al 10% dei pazienti non si presenta senza avere comunicato la disdetta, mentre a Bologna si arriva quasi al 15 per cento». Secondo la regola attuale, si è tenuti a comunicare la rinuncia alla prestazione specialistica prima delle 24 ore precedenti. Altrimenti si è tenuti, in teoria, a pagare ugualmente il ticket.

«E' una norma - obietta Nicolini - di difficile attuazione. Non è semplice recuperare questi crediti». A maggior ragione sarebbe complicato pretenderne il pagamento anche da parte di chi preavvisa. «Si potrebbe - azzarda il direttore - pretendere al momento della prenotazione una sorta di caparra, giustificandola con i costi amministrativi. Però non la si potrebbe esigere da chi è esente».

Rimane sul tappeto la questione connessa dell'appropriatezza delle prescrizioni, che, secondo l'amministrazione sanitaria, talora vengono firmate dai medici di base più per tranquillizzare il paziente che per effettiva necessità. «Alcune prestazioni di basso valore - osserva Nicolini - sono davvero inappropriate».

Venturi ha puntato il dito, inoltre, sulla spesa per i medici di famiglia: «Uno di loro - ha detto - ci costa come due ospedalieri con un contratto a tempo pieno. Servono forme associate più diffuse di quanto non avvenga ora». «Sono finalizzate a ciò - chiarisce l'assessore a tale proposito - le case della salute che si stanno avviando». (l.s.)

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