«Su Pagliani nessun grave indizio»
Uscite le motivazioni sulla scarcerazione del consigliere di Forza Italia: «Non fece nulla per favorire la consorteria»
REGGIO EMILIA. «Non possono giudicarsi acquisiti gravi indizi di colpevolezza». Così il Tribunale del Riesame spiega la decisione di annullare l’ordinanza di custodia cautelare che per 22 giorni ha tenuto in cella Giuseppe Pagliani, avvocato e consigliere comunale e provinciale di Forza Italia, nell’ambito dell’inchiesta “Aemilia” contro l’ndragheta reggiana.
LE INTERDITTIVE. Pagliani è indagato di concorso esterno in associazione mafiosa. Sotto accusa per due incontri – nel marzo del 2012– avvenuti con quella che gli investigatori della Dda di Bologna ritengono la “cupola” della cosca calabrese trapiantata in Emilia. Ma il giudizio dei giudici del Riesame è di peso. Perché, seppure i magistrati identificano nella necessità dell’organizzazione di reagire alle interdittive prefettizie antimafia, la scelta di avvicinare Pagliani, asseriscono anche che «successivamente (Pagliani) non ha adottato alcuna iniziativa concreta causalmente idonea a determinare un diverso divisamento da parte del prefetto». Sul punto, aggiungono: «Non risulta né che abbia interloquito personalmente con quest’ultima autorità o con suoi diretti collaboratori per propugnare le richieste dei consociati, né che abbia sensibilizzato esponenti politici che per le posizioni occupate avrebbero potuto avere una significativa influenza sul predetto rappresentante del governo».
LA CENA. Insomma, Pagliani nonostante l’incontro del 2 marzo 2012 e la cena del 21, agli Antichi Sapori, non avrebbe fatto nulla. Men che meno, cercare di intercedere con l’allora prefetto di Reggio Antonella De Miro. «Né l’incontro riservato del 2 marzo, né la partecipazione alla cena del 21 hanno avuto una concreta rilevanza causale nella conservazione del sodalizio e nel superamento del momento di crisi determinato dalle interdittive antimafia – scrivono i giudici – Non hanno alcun rilievo né la richiesta di collaborazione alla raccolta di firme per consentire la partecipazione della lista civica guidata alle elezioni comunali di Campegine, né la dichiarazione del ricorrente allegata ai ricorsi presentati dinnanzi al Tar dall’avvocato Sarzi Amadé nell’interesse i alcuni sodali colpiti da interdittiva prefettizia al porto e alla detenzione di armi». Riguardo il primo ambito, fanno notare che la lista ha raccolto poco più del 3%. «Nessun vantaggio concreto è venuto al sodalizio» si legge.
«NESSUNA INIZIATIVA». Ma sul quesito se o meno Pagliani abbia favorito il sodalizio criminale, i giudizi del Riesame sembrano non avere dubbi. «Il ricorrente - scrivono - non ha adottato iniziative politiche atte a fornire un reale e significativo sostegno alle rivendicazioni e alle difese degli interessi della consorteria e dei suoi membri, ma si è limitato a rilasciare interviste e dichiarazioni volte essenzialmente a cercare – per altro in modo poco conincente – di sminuire il rilievo politico della cena del 21 marzo 2012, presentata come un evento organizzato da taluni imprenditori di origine calabrese per denunciare atteggiamenti persecutori e discriminatori di cui sarebbero stati oggetto da parte di autorità politiche e amministraive locali, oltre che dalle cooperative rosse».
Ma Pagliani, nonostante quegli incontri, per i giudici avrebbe ben presto preso le distanze da quella scelta politica di accordarsi con Nicolino Sarcone. «Rinnegata - si legge ancora - in quanto rivelatasi pericolosa e non elettoralmente decisiva».
Per i giudici, inoltre, dopo il 10 maggio 2012 non ci sarebbero stati più contatti tra le parti. Non solo. Si parla anche degli attacchi all’ex presidente della Provincia, Sonia Masini, e alle cooperative rosse. «Sono sempre stati - scrivono - uno dei dati caratterizzanti l’azione politica del ricorrente». E dunque, non avrebbero avuto lo scopo di consolidare o agevolare l’associazione.
«ERRORE GIUDIZIARIO». Le reazioni non si fanno attendere. Pagliani parla chiarmente di «ingiustizia folle», quella che lo ha fatto finire in cella. Convinto che le motivazioni del Riesame abbiano «smantellato completamente i presupposti di colpevolezza».
L’avvocato Alessandro Sivelli, che con il collega Romano Corsi, difende Giuseppe Pagliani dichiara: «E’ stato un errore giudiziario a cui per fortuna il Riesame ha posto rimedio. Ora, la procura è libera fare ricorso per Cassazione. Cosa che auspichiamo perché siamo convinti che sarà confermata la fondatezza di queste motivazioni e sarà ulteriormente avallata l’estraneità di Pagliani».
E sulla cena aggiunge: «Non vi è dubbio, che può essere stata una leggerezza aver incontrato Sarcone e gli altri, però può pagare dal punto di vista politico non in questo modo. Ma l’elenco di chi ha agito in buona fede è lungo. Ora spero che i magistrati, che stimo, la procura e il gip prendano atto del provvedimento e si rendano conto dell’errore che è stato commesso nei confronti di Giuseppe Pagliani».
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