Chiude Ostetricia? L’Appennino insorge
Levata di scudi contro le proposte di tagli annunciata da Nicolini, l’alternativa è una fusione con il Santa Maria Nuova di Reggio
CASTELNOVO MONTI. Una reazione unanime: non si può pensare all’Appennino senza un punto nascite accessibile, in particolare dalle famiglie delle borgate più disagiate: Cerreto Alpi, Succiso, Civago, il territorio di Ligonchio e Ramiseto. Sono le conseguenze alle nuove ipotesi di chiusura del punto nascite all’ospedale “Sant’Anna”, un’ipotesi che ieri per la prima volta anche Fausto Nicolini non ha negato intervenendo sulla Gazzetta. Il sindaco di Castelnovo Monti e presidente dell’Unione dei Comuni dell’Appennino, Enrico Bini, è fermo ma invita anche ad evitare al momento eccessivi allarmismi.
«Da tempo siamo consapevoli che c’è questo limite minimo di almeno 500 parti all’anno per mantenere attivo un punto nascite: è un limite che peraltro è stato sottoscritto sia dall’Anci che dall’Uncem. Purtroppo il “Sant’Anna” è lontano da questi numeri, e si ferma a circa 200 parti all’anno. Nella stessa situazione del Sant’Anna ci sono anche i punti nascite di Borgotaro e Pavullo. La nostra intenzione è comunque mantenere questi servizi essenziali sul territorio montano: prima di capire quali saranno le prospettive sarà necessario confrontarci sulla Regione e capire quali deroghe siano possibili per le zone disagiate. Ci dovremo confrontare anche con la nuova direzione Ausl e con lo stesso Nicolini, per capire quali soluzioni ci permettano di continuare a vivere in montagna».
Qualche possibile prospettiva Bini la vede nella fusione tra Ausl e Santa Maria Nuova: «Da alcuni anni l’interscambio di professionisti tra il Santa Maria e il Sant’Anna è una realtà che ha permesso di mantenere il livello di reparti che presentavano numeri scarsi: il limite minimo dei parti infatti non è una questione solo di risparmio ma anche di sicurezza. Spero che si possa ragionare di una sorta di “reparto aperto” di ostetricia che sia integrato tra Reggio e Castelnovo consentendo la permanenza di un punto nascite: voglio comunque rassicurare che in ogni caso la chiusura non è una scelta imminente».
Sulle dichiarazioni di Nicolini interviene anche il consigliere di maggioranza in Regione Yuri Torri, casinese, esponente di Sel: «Ho letto le dichiarazioni che riguardano la possibile chiusura del reparto di ostetricia. Il direttore dell’Ausl Fausto Nicolini sembra ormai dare per certa la chiusura del presidio e l’assessore regionale Venturi continua a nascondersi dietro la necessità di rispettare standard di sicurezza. Sono convinto che, per rispettare gli standard, la chiusura di presidi territoriali importanti non sia l’unica soluzione possibile. Prima di prospettare scelte così drastiche Venturi dovrebbe mostrare all’Assemblea Legislativa il piano di riorganizzazione del sistema sanitario regionale e dovremmo discutere insieme. E credo sia necessario che l’Ausl dialoghi con i sindaci e gli enti locali per valutare le soluzioni alternative che, sono certo, si possono trovare. Per Sel, la scelta di eliminare servizi in territori che ne hanno bisogno, deve essere un’ultima possibilità, che bisogna cercare di evitare in ogni modo e che va attuata non unilateralmente, solo nel momento in cui tutte le altre possibili strade siano ritenute non percorribili».
Infine ad intervenire sul tema è anche il capogruppo di minoranza per Progetto Castelnovo ed esponente dell’Udc, Robertino Ugolotti, che da anni è impegnato nel richiamare l’attenzione sul “Sant’Anna”: «Da tempo sosteniamo la necessità di monitorare cosa succede sul nostro ospedale, perché ormai da anni gli annunci o le voci di corridoio dopo le assicurazioni di “stare sereni” da parte dei nostri amministratori vecchi e nuovi , vanno in direzione ben diversa. Ora arrivano le certezze di riduzioni e possibili chiusure. Abbiamo chiesto di darne conto in Consiglio comunale».
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