Esquirol sede del Museo della Psichiatria
L’idea, rilanciata da Carri, al centro di un incontro previsto per lunedì. Ma l’Ausl non ha interesse a investirvi denaro
REGGIO EMILIA. Ritorna in campo il progetto di istituire il Museo nazionale della psichiatria, per il quale una proposta di legge giace in Parlamento da quattro legislature. La sua collocazione ideale sarebbe nell'ex-San Lazzaro, che fu, fino alla soppressione, uno dei più importanti e scientificamente avanzati manicomi d'Italia.
Nel reparto Lombroso, recentemente restaurato, è già in mostra una piccola parte dell'immenso materiale conservato negli archivi e negli scantinati. Ma c'è chi, prima fra tutti Giovanna Boiardi dell'associazione di San Maurizio Il Gabbiano, propone di ricavare una sede espositiva adeguata nel padiglione Esquirol, l'unico che, rimasto chiuso e inutilizzato, sta cadendo a pezzi.
L'Ausl, che ne è proprietaria, non ha alcun interesse a investirvi il denaro, almeno dieci milioni, che sarebbe necessario per il restauro. Per ora il suo stato obbrobrioso d'abbandono e incuria è malamente schermato da grandi pannelli visibili dalla via Emilia, che ne mostrano l'aspetto decoroso di cinquant'anni fa.
Se ne parlerà lunedì pomeriggio all'interno del Lombroso. Interverranno lo psichiatra Stefano Mazzacurati, presidente dell'associazione Museo di storia della psichiatria, Alessandro Carri, membro dell'associazione e già presidente del Centro di storia e documentazione della psichiatria, l'onorevole Maino Marchi del Pd, che ha ripresentato il progetto di legge per l'istituzione del museo, e Carlo Baldi, promotore di una fondazione finalizzata ad attuare il progetto con il concorso dell'Università e dei privati.
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L'Esquirol era nel Settecento la sontuosa dimora di campagna del conte Luigi Trivelli, sostenitore della causa napoleonica, la cui famiglia costruì anche in piazza San Giovannino il palazzo ora appartenente alla Provincia, che recentemente l'ha messo in vendita con una base d'asta di tre milioni. Il nome attuale le fu dato dopo che, nel 1860, venne ceduta al San Lazzaro, che intitolò il padiglione a Jean-Etienne Dominique Esquirol, eminente psichiatra francese.
Giovanna Boiardi, esponente anche del Centro per la riconciliazione dei popoli fondato da Paride Allegri, denuncia: «L'Esquirol rischia di fare la fine dell'antica Tintoria al Mauriziano, anch'essa posta sotto tutela come il San Lazzaro e poi lasciata crollare. Eppure per il suo recupero si potrebbero chiedere fondi europei. Restituito a un uso pubblico, potrebbe essere la futura sede del Museo nazionale della psichiatria, ospitando anche la Fondazione San Lazzaro, i servizi d'accoglienza e ristorazione e spazi per conferenze, nella cornice del giardino retrostante. In connessione con l'Università e con analoghe realtà museali e universitarie esistenti in Italia, potrebbe accogliere un materiale immenso»
. «Si tratta - concorda Alessandro Carri - di un'ipotesi corretta. Ci sono da sistemare un archivio di due secoli, con diecimila cartelle cliniche, i quadri, i disegni e i manufatti di ars canusina realizzati dai pazienti per i programmi di ergoterapia. La proposta di legge prevede uno stanziamento di un milione e mezzo all'anno. Insieme al contributo dei privati e dell'università potrebbe servire per il restauro dell'Esquirol. L'attuale utilizzazione del Lombroso è inappropriata. Questo reparto è un museo a sè stante, che dimostra le durissime condizioni di reclusione in cui erano costretti i malati più gravi e pericolosi. I documenti che vi sono esposti distolgono l'attenzione dalla fisionomia carceraria dell'edificio. Negli anni Novanta, quando fu lanciata l'idea del museo, si pensava addirittura di occupare per esso l'intero San Lazzaro».
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