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«I fondi al Mire a scapito della Montagna»

«I fondi al Mire a scapito della Montagna»

Un duro attacco di Giovanni Teneggi (Confcooperative) alle scelte dell’Ausl e dei politici regionali

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CASTELNOVO MONTI. La reazione più dura verso le parole del direttore sanotario Nicolini sulla possibile chiusura del “Punto nascite” all’ospedale “Sant’Anna” di Castelnovo Monti, arriva dal direttore di Confcooperative, il castelnovese Giovanni Teneggi.

«Questo è un pezzo di smantellamento della montagna, e le ragioni addotte per la chiusura del reparto di Ostetricia sono perlomeno inquietanti. Le scelte regionali danno intanto una prima certezza, e cioè che, per chi fa politica, la montagna e la vita in Appennino significano soltanto tradizione e memoria, dimenticando temi come la crescita dell’economia, i giovani, le famiglie, i servizi, la sicurezza e una sanità adeguata ad un territorio di per sé svantaggiato».

Prosegue quindi Teneggi il suo attacco agli amministratori regionali: «Non abbiamo ancora visto nulla a proposito di sviluppo economico e di servizi, ma intanto vediamo il taglio di un reparto ospedaliero che viene chiuso, stando alle motivazioni addotte, per motivi di sicurezza, e non per ragioni economiche. Una spiegazione che, se non nascondesse un problema riconducibile a tagli di costi, apparirebbe quantomeno allarmante: quante donne, se così fosse, hanno partorito in questi anni nell’insicurezza e quante, da oggi, si rivolgeranno al Sant’Anna?»

«L’impressione – prosegue il direttore dei Confcooperative – essendo del tutto convinti che invece si tratti solo di questioni economiche, è che si voglia quasi provocare una sorta di “autochiusura” del reparto da parte di utenti allarmati».

«Non è facile comprendere quali siano le ragioni per le quali al di sotto di 500 parti all’anno non si possa garantire sicurezza a 200 madri e bambini, i cui prossimi spostamenti sul Mire a Reggio Emilia certamente determineranno maggiore insicurezza legate agli spostamenti e ai tempi di percorrenza, nonché maggiori costi per l’evidente probabilità di un maggior ricorso a mezzi dell’assistenza pubblica, certamente dotati di standard di sicurezza e di assistenza rispetto a quelli di qualsiasi mezzo privato».

«La sensazione, nettissima, – conclude Teneggi – è che non ci sia alcuna valutazione su ciò che significa, in un territorio come la montagna, caratterizzato dalla presenza di tanta parte di popolazione anziana, togliere la possibilità di nascere in un reparto ospedaliero, che peraltro nessuna casistica dimostra essere insicuro come oggi ci si sente dire».

«La nascita del Mire, enfatizzato come soluzione centralizzata, è in realtà la causa di un problema che si apre in Appennino e certamente non solo lì, perché è evidente che un investimento di quella portata (25 milioni) determina oggi a Castelnovo Monti e determinerà altrove riduzioni di spesa nei presidi ospedalieri periferici». (l.t.)

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