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L’assassino di Teresa Misa chiede perdono dalla Polonia

di Tiziano Soresina
L’assassino di Teresa Misa chiede perdono dalla Polonia

Fermo Manzotti, ancora in carcere al’estero per l’uxoricidio, scrive ai figli e ai suoceri che però non credono nel pentimento

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SCANDIANO. «Vi chiedo scusa come uomo e come marito». Ha chiesto perdono dal carcere polacco, inviando una lettera agli suoceri. Stiamo parlando del 47enne Fermo Manzotti che nel giugno scorso ha ammazzato la moglie 32enne Teresa Misa ed ora si rivolge ai genitori della donna con parole che hanno però inorridito i familiari della 32enne quasi decapitata dalla ferocia con cui su di lei s’era avventato il marito, oltretutto davanti agli occhi del figlio di 4 anni.

Nell’ultimo mese e mezzo Manzotti ha scritto quattro lettere: una, come detto, indirizzata agli suoceri, le altre tre ai figli (il maschio testimone del delitto e le due femmine di 2 e 10 anni). Nelle lettera ai genitori di Teresa non parla mai esplicitamente dell’omicidio, ma di un non meglio qualificato “incidente” oppure di “errore”, aggiungendo che sa che per quello che ha fatto dovrà pagare.

Ma oltre a chiedere scusa, dice di ritenerli la sua famiglia e vuole sapere se un giorno lo riprenderanno in casa loro, perché vuole avere la possibilità di dimostrare che è cambiato.

«Siamo allibiti – è la replica di Aldona Misa, sorella della 32enne assassinata – rischia l’ergastolo e parla di tornare a casa dei miei genitori, chiedendo di essere accettato. Ma come si fa a scrivere certe cose, dopo quello che ha fatto a Teresa. Sono parole che ci offendono, non lo perdoneremo mai. Ho visto – conclude amaramente – come ha ridotto mia sorella, un incubo che mi tormenterà per sempre».

Nelle altre lettere, Manzotti si è rivolto più che altro alla figlia più grande, dicendo che non vede l’ora di poter fare le passeggiate che facevano una volta, raccomandandosi di fare i bravi con i nonni. Anche scrivendo ai figli parla solo di “incidente” e rimarca di non voler perdere i contatti con loro.

I tre bambini vivono in Polonia con i nonni che, in casa, devono stare sempre attenti affinché non vedano in televisione i servizi che riguardano l’omicidio della mamma e gli aggiornamenti su questa vicenda che ha scosso non poco il Paese dell’Est e fra non molto approderà in un’aula di tribunale.

L’artigiano di Arceto – che è difeso dall’avvocato Noris Bucchi – è stato giudicato capace d’intendere e di volere e l’esito della perizia psichiatrica ha indubbiamente aggravato la posizione di Manzotti, anche se la difesa probabilmente chiederà nel futuro processo una nuova perizia psichiatrica super partes.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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