Mercatone, brutte notizie sul destino del gruppo
Ancora non ci sono concrete proposte di acquisto dell’azienda in crisi. Preoccupazione dei sindacati: a rischio oltre 4000 posti di lavoro in tutta Italia
RUBIERA. «Anche a Rubiera cresce la preoccupazione per il futuro del Mercatone Uno, si temono le conseguenze peggiori». Sono giorni cupi per i dipendenti dello storico marchio che, in piena crisi aziendale, nel gennaio scorso ha presentato la richiesta di concordato preventivo. La situazione coinvolge circa 4mila lavoratori in tutta Italia, fra cui i 50 dello storico punto vendita di Rubiera, e le persone prima impiegate a Sant’Ilario, nel negozio chiuso da circa un anno.
Filcams e Nidil, le sigle Cgil impegnate nella trattativa sia a livello nazionale che locale, parlando di «grande preoccupazione». Anche a Reggio: «Dopo la chiusura del punto vendita di Sant’Ilario, cresce la preoccupazione per il negozio di Rubiera che conta oggi oltre 50 dipendenti e diversi associati in partecipazione in servizio da anni». Le notizie che arrivano dal fronte centrale sono tutto tranne che buone.
«La vertenza generale è in una fase estremamente critica, e qualora non ci fosse una concreta proposta di acquisto si temono le peggiori conseguenze», annunciano amaramente Filcams e Nidil.
Il timore è per il posto di lavoro di 4mila donne ed uomini, anche perché l’onda potrebbe allargarsi all’indotto: «in un momento dove il paese prova faticosamente ad uscire dalla crisi, questo rischio non può che aggravare la difficile situazione del settore e dei territori dove l'azienda ha le proprie sedi, considerando anche tutto l'indotto che vedrebbe perdere una importante committente» – sottolineano dai sindacati. Una delle questioni più delicate è quella dei 400 lavoratori associati in partecipazione che da svariati anni operano all'interno dei negozi di Mercatone Uno, senza risultare direttamente dipendenti.
«Questi lavoratori non hanno diritto a nessun ammortizzatore sociale e, in caso di fallimento, i compensi non ricevuti sarebbero trattati alla stessa stregua dei crediti vantati da banche e fornitori» – spiegano Filcams e Nidil Cgil stanno avviando azioni volte «alla tutela di tutti i lavoratori coinvolti, compresi gli associati in partecipazione, per i quali chiedono risposte immediate all'azienda». La scorsa settimana si è attivato un tavolo nazionale al ministero dello Sviluppo economico, su richiesta della Regione (la sede legale del Mercatone Uno è a Imola).
Le due sigle sindacali si rivolgono a questo tavolo, di cui fanno parte anche proprietà e parti sociali, perché non si dimentichi degli associati in partecipazione, e «si faccia carico di dare risposte» anche per queste 400 persone.
«Crediamo che vada fatto ogni tentativo per salvaguardare tutti i posti di lavoro in un settore strategico per il nostro Paese e pesantemente in crisi» – è l’ultimo appello. (adr.ar.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
