«Non mitizziamo il lavoro estivo»
Villa (liceo Moro): spesso è meglio leggere un buon libro Bocedi (Scaruffi): ok agli stage ma vanno gestiti dagli istituti
REGGIO EMILIA. Neppure a Reggio la sparata del ministro del lavoro Giuliano Poletti contro i tre mesi di vacanza scolastica è presa molto sul serio nel mondo della scuola. Le reazioni dei capi d'istituto reggiani assomigliano al commento piuttosto acido di Giorgio Rembado, presidente dell'Associazione nazionale presidi, che ha fatto notare come nel resto dell'Europa le vacanze non siano meno lunghe, benchè diversamente distribuite. Da Roberto Villa, dirigente del liceo Aldo Moro, viene una drastica bocciatura: «Con tutte le cose serie che si dovrebbero dire e fare, dopo le promesse del disegno di legge sulla buona scuola, sarebbe bene non cadere in argomenti così irrilevanti per il buon funzionamento della scuola, per l'educazione, l'istruzione e la formazione dei nostri giovani». In genere viene apprezzata, invece, la risposta di Stefania Giannini, ministro dell'istruzione, che ha rivendicato lo stanziamento di 100 milioni per potenziare gli stage lavorativi per gli studenti delle superiori. Villa, però, critica anche queste esperienze: «Nella mia scuola - riferisce - non sono meno di 60, ogni anno, gli studenti di terza e quarta che vi impiegano un mese d'estate. Tuttavia condivido il parere di Massimo Cacciari: non mitizziamo questa specie di lavoro, che è così dequalificata che in molti casi è meglio che i giovani leggano qualche bel libro». A suo parere l'alternanza scuola-lavoro, per essere davvero formativa, deve essere adeguatamente organizzata e coordinata: «Devono essere ben definiti - spiega - i ruoli delle aziende, degli enti preposti e delle scuole». Vi sono, infine, gli impieghi estivi autonomamente ricercati dai giovani, ai quali da molti anni la scuola assicura un piccolissimo riconoscimento in termini di crediti formativi riconosciuti per l'esame di stato: «Non si faccia credere - dice Villa - che qualche lavoricchio ottenuto d'estate sul libero mercato rappresenti chissà quale occasione autenticamente formativa».
E' obiettivamente diverso il valore degli stage per gli allievi degli istituti tecnici e professionali, che in molti casi non proseguono gli studi all'università, ma cercano un lavoro subito dopo il diploma. Maurizio Bocedi, preside dell'istituto tecnico Scaruffi-Levi-Tricolore, riferisce: «La mia scuola organizza il lavoro estivo per quasi 170 studenti di quarta e anche di terza. Molti di loro, una volta diplomati, sono richiamati dalle aziende in cui si sono fatti apprezzare. Gli stage sono esperienze importanti che però la scuola deve gestire se non vuole abbandonare il suo ruolo formativo». Neppure Bocedi, però, incassa l'accusa di tenere le scuole chiuse per tre mesi: «In estate - dice - le scuole sono sempre aperte. Una parte del personale è impegnato nella programmazione. Fino a metà luglio le aule sono frequentate dagli alunni che si preparano per il recupero. I periodi di lezione e di vacanze potrebbero avere scansioni diverse, ma non c'è dubbio che già ora l'attività sia quasi continuativa».
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