Giovani coppie, contributo casa anche per alloggi da mezzo milione
È il paradosso del bando della Region. Alberini e Sassi concordano: «Necessario porre un tetto»
REGGIO EMILIA. Se una coppia ha i soldi per acquistare una abitazione da 300.000/500.000 euro ha bisogno, e diritto, a un contributo regionale a fondo perduto? E’ un po’ questo il dilemma che inizia a imporsi in Emilia Romagna mentre a Bologna è iniziato il confronto per il rinnovo del bando “Una casa alle giovani coppie ed altri nuclei familiari”.
Una riflessione che si impone anche sulla base del bilancio dello scorso anno, del bando che aveva stanziato qualcosa come 7 milioni di euro sul territorio dell’Emilia Romagna. A Reggio, gli alloggi candidati sono stati 300. E, alla fine, si sono fermati a 32 gli acquisti andati a buon fine e che hanno potuto contare sul contributo.
Destinatari dell’iniziativa sono state le giovani coppie (entro i 36 anni, anche solo conviventi), le famiglie monoparentali (un unico genitore con uno o più figli a carico), i nuclei numerosi e i singoli con problemi sociali e familiari.
Ma a spiccare sono due dati: che ad essere candidati al contributo sono stati anche alloggi di prestigio (ci sono abitazioni che sfiorano i 500mila euro); che i fondi sono andati a coppie/famiglie per abitazioni anche da 295.500.000 euro.
«Sarebbe necessario mettere un tetto – spiega l’assessore alla Casa e vice sindaco, Matteo Sassi – perchè quando parliamo di abitazioni da 250mila euro da oltre 3mila euro al metro quadro, non parliamo più di un contributo che determina o meno l’accesso alla casa. Bisogna finalizzare meglio le risorse alle nuove caratteristiche della domanda abitativa. E di certo non è con finanziamenti a pioggia che possiamo produrre innovazioni di sistema».
Dello stesso avviso Matteo Alberini, sindacalista della Cgil. «Noi eravamo critici su quel contributo già in partenza perché osservavamo che, dato che ci sono meno soldi per le politiche abitative e ci sono emergenze, andare a dare soldi per favorire l’acquisto di immobili non fosse coerente. Pensavamo che fosse utile concentrarsi sull’affitto più che sull’acquisto, perché con le stesse risorse coprivi più esigenze» spiega.
E aggiunge: «Inoltre, il contributo non copriva se non in parte il costo dell’immobile. In pratica, sollecitavi persone e famiglie già ricche. Poi, è successo che i contributi sono andati anche a chi non ne aveva bisogno. Lo abbiamo posto come osservazione per il rinnovo, sia a livello provinciale che regionale. Almeno, che si vada ad aiutare persone che hanno redditi medio-bassi».
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