Il torrente in piena fa paura a Corticella
Ieri sera strade sbarrate e residenti fuori dai palazzi ad assistere ai lavori di messa in sicurezza sopra il ponte sul Tresinaro
REGGIO EMILIA. Via Madonna di Corticella sbarrata e sul ponte sul Tresinaro una grossa ruspa al lavoro per liberare gli argini e le volte in cemento da rami, sterpi e materiale trascinato dal torrente in piena. Lo scorrere impetuoso delle acque fa paura, ma diventa anche uno “spettacolo” da non perdere, a cui assistere e immortalare a colpi di iPhone.
Così ieri sera nel quartiere immerso nelle campagne, incuneato tra i territori di tre comuni, Reggio Emilia, Casalgrande e Rubiera. Sono stati molti i residenti che, preoccupati dalla situazione che si sarebbe potuta creare con l’acqua del torrente in continua crescita sotto la pioggia battente, armati di ombrelli o semplicemente giacche e cappucci impermeabili, hanno sfidato il maltempo e il tratto di strada a piedi al buio e sotto la pioggia per raggiungere il ponte sbarrato dalla polizia municipale.
I lavori per mettere in sicurezza l’area sono continuati per ore. Del resto la notte passata, molte persone a Corticella non hanno dormito. Soprattutto quelle delle case coloniche incastonate nei campi che costeggiano il torrente. Via via l’acqua del Tresinaro strabordante quei campi li ha invasi, circondando molte delle abitazioni rurali della zona.
In via Aicardi la situazione più critica. «Una situazione del genere si era vista nel 1994 – racconta una residente che esce di casa “armata” solo del suo pile e del suo carattere fiero – Qui le nutrie scavano e fanno danni. Dietro la nostra casa c’è un rifugio che è stato completamente allagato, ora come allora. Paura? Non possiamo farci niente. Trascorreremo la notte svegli».
Renzo Cocchi, è uno dei residenti dei condomini che si trovano all’angolo tra via Monzani e via di Corticella. Il parco qui è già invaso dall’acqua. «Ma nei garage ancora niente per fortuna – dice guardando gli operai al lavoro sul ponte – Eppure viviamo con apprensione questi momenti». «Il fatto che qualche tempo fa abbiano pulito gli argini un po’ ci rassicura», spiega Riccardo Pagliani. A osservare il potente mezzo della Ravazzini mentre solleva detriti dall’acqua è Gianluca Tundo con la famiglia. Ci sono anche i bambini. «Abbiamo mangiato qualcosa e siamo venuti subito a vedere. La paura c’è. Anche se altre volte la situazione è stata più grave». Dambri Andrea, arrivato con la moglie Barbara e, anche loro, con i bambini, incuriositi da tanto movimento, invece: «La vedo brutta...».
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