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Parmigiano reggiano "taroccato", nei guai anche il re dell'export

Tiziano Soresina
Parmigiano reggiano "taroccato", nei guai anche il re dell'export

Reggiano e Grana Padano: perquisiti dai carabinieri una quindicina fra caseifici e magazzini: nel mirino anche la Nuova Castelli di Dante Bigi

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REGGIO EMILIA. E’ esploso all’improvviso, il caso del formaggio contraffatto e non è un’inchiesta da poco, visto che gli inquirenti hanno concentrato la loro attenzione su una quindicina fra caseifici e magazzini di stoccaggio sia di Parmigiano Reggiano che di Grana Padano, con migliaia di forme che non avrebbero i requisiti per essere correttamente vendute.

Inchiesta clamorosa. E si tratta di un’operazione clamorosa – l’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani – che ha impegnato non pochi militari, in specifico i carabinieri del Nucleo antifrode (Nac) di Parma che stanno portando avanti da tempo, sotto traccia, le indagini.

Sono stati affiancati sia dai colleghi del comando provinciale di Reggio, sia da uomini del Nac di Roma e Palermo. Del resto le perquisizioni sono state parecchie, sia nella nostra regione (in specifico nel Reggiano e nel Parmense, ma anche a Modena e Piacenza) che in Lombardia (a Mantova Pavia, Cremona nonché Brescia).

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Gli indagati. Sono finite nel mirino dell’inchiesta tre società: la Nuova Castelli spa di Reggio Emilia, ma anche due realtà che sono controllate dalla stessa, cioè la Casearia Tricolore (con sede sempre nella nostra città) e la Casearia Gentile di Mantova.

Sul registro degli indagati tre imprenditori lattiero-caseari e uno di questi è un pezzo da novanta, cioè Dante Bigi che il fondatore della Nuova Castelli e soprattutto il maggiore esportatore italiano di Parmigiano Reggiano. Bigi è un autentico big del settore, con clienti fra i più importanti gruppi della grande distribuzione a livello europeo (FRancia, Gran Bretagna, Germania, Scandinavia e Russia) che raggiunge attraverso la propria struttura distributiva e commerciale.

Indagati, anche, l’imprenditore fiorentino 46enne Luigi Fici (attuale amministratore delegato della Nuova Castelli) e il collega mantovano 47enne Mario Panazza (che è il presidente del cda della Casearia Gentile, ma anche del cda della Casearia Tricolore).

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Frode e contraffazione. I tre imprenditori sono accusati di frode nell’esercizio del commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.

Per chi indaga questi imprenditori, in concorso tra loro, contraffacevano e producevano, consegnandoli agli acquirenti sia sul mercato estero che nazionale, Parmigiano Reggiano e Grana Padano con caratteristiche difformi da quanto previsto dal disciplinare di produzione.

Buchi e conservante. Ad insospettire gli inquirenti sarebbe stato ciò che era emerso in ispezioni con conseguenti sequestri di carattere amministrativo, che avrebbero fatto emergere – nei formaggi finiti sotto tiro – difetti strutturali, difformità nelle croste, fessurazioni (in soldoni veri e propri “buchi” nel prodotto) e la presenza del conservante Lisozima (nella produzione Parmigiano Reggiano non è prevista questa sostanza che prolunga il periodo di conservazione degli alimenti proteggendoli dal deterioramento provocato da microrganismi).

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Le perquisizioni. Nei blitz di ieri sono stati passati al setaccio una quindicina fra caseifici e magazzini, il che ha portato al sequestro di una mole non indifferente di documentazione, ma anche al blocco di un forte quantitativo di forme sia di Parmigiano Reggiano che di Grana Padano.

Relativamente alla nostra provincia i carabinieri hanno fatto “visita” alla sede della Nuova Castelli (in via Galimberti a Reggio), ma anche – rimanendo nel capoluogo – al caseificio Tricolore di via Gobellino, mentre a Villanova di Reggiolo è stata perquisita l’azienda casearia Gentile di via Fantozza. Accertamenti sono stati fatti anche in altre province emiliane e lombarde, seguendo la filiera legata a produzione e commercializzazione dei due tipi di formaggi.

La reazione del Consorzio. Il presidente del Consorzio di Tutela del formaggio Parmigiano-Reggiano – Giuseppe Alai – non appare sorpreso dalla notizia della scoperta in magazzini e caseifici di forme di Parmigiano-Reggiano e Grana Padano non conformi ai disciplinari di produzione.

«Anche perché – spiega – dal nostro Consorzio di tutela partono mediamente ogni anno una cinquantina di segnalazioni ai Nac per situazioni simili e non escludo che la segnalazione possa essere partita proprio da noi».

Un’azione di controllo che fa sì che non sia poi così strano scoprire contraffazioni o adulterazioni proprio qui dove il prodotto nasce. Per il presidente del Consorzio «non potrebbe che essere così. Il confezionamento deve avvenire nella zona di produzione e non diversamente e questo in base al disciplinare in vigore dall’agosto del 2011 e che dopo otto anni di gestazione nell’Ue prevede questa precisa norma». (r.f.)

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