Prime nozze gay celebrate a Reggio
Il sindaco Vecchi firma le prime due trascrizioni di matrimoni contratti all’estero fra persone dello stesso sesso
REGGIO EMILIA. Il colpo di mano del sindaco Luca Vecchi arriva in sordina, sfidando la Curia e lo Stato, al termine di un pressing durato mesi. Dopo Roma, Milano e Bologna, la trascrizione delle nozze omosessuali contratte all’estero diventa realtà anche a Reggio. Ieri mattina, nella sala rossa, le prime due trascrizioni. Nessun annuncio ufficiale. Due le coppie, accompagnate da amici, parenti e dai vertici dell’Arcigay. Fra queste, anche Maria Emanuela Lanzerotti e Conchita Nicolao, convolate a nozze a Faro, in Portogallo, nel 2013, principali promotrici di una raccolta firme avviata nel luglio 2014. È la stessa raccolta firme alla base della mozione presentata a settembre dalla consigliera comunale Sel, Lucia Lusenti, per un argomento finito subito nel mirino della Curia. E delle Sentinelle in Piedi. Il sindaco, Luca Vecchi, si è impegnato ad affrontare la questione. Poi il silenzio. A tal punto da spingere le associazioni Lgbt, Arcigay in testa, ad organizzare manifestazioni di sensibilizzazione e di protesta. L’ultima un paio di settimane fa, con l’hashtag #nonèunmatrimonioperVecchi.
Nel frattempo, nel resto del Paese accade di tutto, in attesa dell’approvazione di una proposta di legge – firmata Monica Cirillà – ancora ferma in Parlamento. A settembre, le prime trascrizioni in alcune città italiane. Ma il 7 ottobre, il ministro degli Interni, Angelino Alfano, invia ai prefetti una circolare nella quale rivolge «ai sindaci formale invito alla cancellazione delle conseguenti trascrizioni», richiedendo «l’annullamento d’ufficio degli atti illegittimamente adottati». La circolare arriva anche a Reggio, dove tutto tace. A Bologna, Virginio Merola lancia un appello alla disobbedienza. Scoppiano battaglie legali, a colpi di ricorsi al Tar. Come a Roma, dove il prefetto, Giuseppe Pecoraro, aveva annullato le trascrizioni registrate da Ignazio Marino. Il 9 marzo scorso, mentre l’Italia si impegna con le Nazioni Unite a riconoscere i matrimonio tra persone dello stesso sesso, i giudici amministrativi danno ragione al sindaco della capitale. È una delle sentenze richiamate ieri da Vecchi nella direttiva che dà il via alle trascrizioni, aggiungendo a fondamento giuridico del suo provvedimento anche pronunciamenti della Corte europea di Strasburgo, della Cassazione, della Corte costituzionale e la stessa Costituzione. In pratica, secondo il Tar Lazio, il prefetto non può annullare le trascrizioni, ma l’annullamento può essere disposto solo dall'Autorità giudiziaria ordinaria. «Nel merito - si legge nella direttiva – il Parlamento Europeo ha adottato una serie di risoluzioni. Sebbene non siano vincolanti, hanno contribuito ad esprimere un indirizzo chiaro verso un processo di armonizzazione delle legislazioni nazionali verso la parità fra le diverse tipologie di unioni di coppia». La trascrizione avvenuta ieri è “ricognitiva” e dispone che, su richiesta di cittadini stranieri, possono essere trascritti atti dello stato civile formati all’estero. È, in sostanza, una riproduzione dell’atto, che non dà luogo a certificazione, ma al semplice rilascio di copia integrale.
«Il Comune – si legge ancora nella direttiva – nell’istituire il registro delle unioni civili, ha già adottato uno strumento che riconosce pubblicamente l’esistenza di rapporti che hanno esistenza materiale nella comunità cittadina, ma non sono allo stato attuale regolati da apposite normative. Analoga soluzione si vuole dare all’interesse espresso da coppie omosessuali di rendere pubblico il proprio rapporto coniugale costituito all’estero, per la finalità di manifestarlo come rapporto esistente nella realtà fattuale, per quanto non produttivo di effetti, e ciò mediante la trascrizione dell’atto di matrimonio nei registri dello stato civile, cui deve essere attribuita efficacia meramente ricognitiva».
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