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Ricettazione, inguaiato dall’amico

Ricettazione, inguaiato dall’amico

Correggio: ma il giudice l’assolve, non c’entra con la refurtiva trovata in cantina

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CORREGGIO. Vatti a fidare degli amici...

Sarà anche una morale spicciola, ma è quanto si desume dall’esito di un processo – tenutosi in tribunale a Reggio – che parte da un trasloco e dalla richiesta da parte dell’ucraino 29enne Serhiy Turchynyak di un aiuto all’amico kosovaro 27enne Arben Avdula. E in effetti il 27 febbraio 2010 il trasloco si farà e il 29enne va a vivere con la madre.

Dopo qualche tempo Avdula si mette nei guai per furto (per aver rubato due navigatori satellitari nella sede correggese della Croce Rossa), ma è quando successivamente viene individuato dai carabinieri, in piena notte, che esce da una casa non sua, a far scattare la storia ora finita davanti al giudice Andrea Rat.

Quella notte il kosovaro ha con sè un mazzo di chiavi che porta i carabinieri dritto dritto al condominio dove vive l’amico ucraino. Sono chiavi che aprono la porta d’accesso alle cantine ed entrando in quel “budello” trovano merce di ogni tipo (probabilmente rubata).

Dato che i militari sanno dell’amicizia fra i due giovani, vogliono che venga aperta da Turchynyak anche la sua cantina e qui trovano due schede sim e un vecchio telefonino che era stato rubato ad un’anziana la notte precedente. Da questo momento i due amici finiscono nel mirino di un’indagine per ricettazione.

Dall’inchiesta al processo e se del kosovaro non si ha più traccia (per lui, difeso dall’avvocatessa Francesca Frontersa, la causa è sospesa), per l’amico ucraino è arrivata l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”. L’avvocato difensore Luca Mistrorigo ha provato che il suo assistito non sapeva nulla di quelle due schede e del cellulare, aggiungendo che le chiavi “incriminate” per accedere alle cantine non le aveva mai date ad Avdula, da qui l’ipotesi che ne avesse fatta copia proprio durante quel trasloco.(t.s.)

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