Chiusura di ostetricia «Così si impoverisce tutta la montagna»
Castelnovo Monti: tutti contrari alla decisione della Regione Interrogazioni e accuse alle scelte dell’assessore alla Sanità
CASTELNOVO MONTI. Si ingrossa il coro di voci critiche e fermamente contrarie all’ipotesi di chiusura del reparto di ostetricia all’Ospedale Sant’Anna, ventilata nuovamente nei giorni scorsi dalla Regione in quanto il reparto è sotto la soglia minima dei 500 parti all’anno, e per la prima volta non esclusa nemmeno dal direttore dell’Ausl Nicolini. Ad esempio interviene Gabriele Delmonte, consigliere regionale della Lega Nord, afferma: «Ora basta continuare a mettere in campo iniziative volte a un solo e chiaro obiettivo: muovere a vantaggio delle grandi strutture a discapito dei centri più piccoli che svolgono però una funzione di primaria importanza per quanto riguarda il sistema sanitario nel suo complesso. La chiusura dell’ostetricia del Sant’Anna avrebbe inevitabili e pesanti ripercussioni sulle famiglie delle borgate più disagiate. Un attacco in piena regola alla montagna che non ha precedenti e che, a dire il vero, non ha nemmeno senso. E tutto giustificato dalla necessità di risparmiare su tutto e su tutti. Una vergogna».
Anche Tommaso Foti, consigliere di Fratelli d’Italia in Regione, è sulla stessa linea.
«Abbiamo presentato una interrogazione alla Giunta per conoscere quali siano i punti nascita che intende chiudere e quali servizi, presso le strutture che verranno chiuse, intende mantenere o implementare a sostegno delle donne e dell’infanzia. Vogliamo inoltre sapere quali punti nascita è possibile derogare dalla chiusura, per il fatto di essere situati in territori disagiati e per l’impossibilità di attivare il trasporto medico assistito per le partorienti».
Ed ancora, così si pronuncia Gabriele Arlotti, presidente Lapam Confartigianato Castelnovo Monti: «La scelta di tagliare ostetricia a Castelnovo, baluardo della sanità in montagna, è profondamente sbagliata. Diciamo un fermo no a questa decisione e chiediamo che sia ridiscussa. Le promesse di conferma dei reparti nei presidi ospedalieri anche in tempi recenti, sono ancora facilmente reperibili. Eppure lasciano posto a una evidente razionalizzazione che, singolarmente, punta a investire negli ospedali di città e lascia sguarnita la sanità nei luoghi più fragili, come dimostra questa scelta. Questo provvedimento si inserisce in una ideale ‘mappa del rischio del vivere in Appennino’. Pensiamo al fatto che è stata impiantata una discarica di valenza regionale, all’eterna promessa dello sviluppo banda larga, alle strade come la 513 interrotte per mesi, a lotti importanti della 63 non ultimati».
Infine, duro anche l’intervento dell’Unione Sindacale di Base del pubblico impiego di Reggio Emilia: «Per giustificare l’intervento sul presidio sanitario di Castelnovo, sia l'assessore alla sanità della Regione che il direttore generale dell'Ausl di Reggio hanno dichiarato che la chiusura del reparto di ostetricia non sarebbe dettata dalla necessità. Le Rsu-Usb dell’Ausl di Reggio manifestano tutta la propria solidarietà alla popolazione del nostro Appennino e alle lavoratrici e ai lavoratori dell’ospedale Sant’Anna».
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