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chi è dante bigi

Dal bluff del magazzino fino alla vendita record

Dal bluff del magazzino fino alla vendita record

REGGIO EMILIA. Sono passati due anni da quando, come un tornado, Dante Bigi, fino a quel momento imprenditore noto soltanto nel suo settore, squassò il soporifero dibattito della politica locale....

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REGGIO EMILIA.

Sono passati due anni da quando, come un tornado, Dante Bigi, fino a quel momento imprenditore noto soltanto nel suo settore, squassò il soporifero dibattito della politica locale. Con il progetto di un megamagazzino di stagionatura del formaggio. Una struttura alta 27 metri e grande come un campo da calcio, capace di stoccare al proprio interno 500mila forme di Parmigiano Reggiano. Fu questa la proposta shock che nella primavera del 2013, Dante Bigi gettò sul tavolo della politica reggiana. Prima bussando al Comune di Correggio (sindaco era allora Marzio Iotti, che declinò l’offerta) e poi salendo persino la scalinata di Palazzo Allende, incontrando però un gelo ancor più netto da parte di Sonia Masini. «Io salverò il Parmigiano Reggiano» diceva difendendo il suo progetto decisamente originale, se si pensa che 500mila forme è quel che produce la parte reggiana del comprensorio in un anno.

E lungo la strada, Bigi ha incontrato, assieme a tanti avversari, anche qualche alleato, a cui oggi va tuttavia riconosciuta l’attenuante della buonafede: i sindacati, ad esempio, con la Cgil (che a quell’epoca era già in rotta di collisione con la Masini) e il sindaco di San Martino Oreste Zurlini, confinante del collega Marzio Iotti. Era stato proprio Zurlini infatti il primo a offrire un nuovo sito per quel progetto: «Potranno crearsi posti di lavoro e verrà riqualificata un’area industriale che altrimenti rischia l’abbandono» disse il primo cittadino di San Martino. Poi però c’erano gli avversari di questo progetto. Soprattutto nel mondo agricolo.

La Coldiretti ad esempio aveva messo per prima il dito nella possibile piaga di questa operazione da svariati milioni di euro. Paventando il rischio di una commistione tra il parmigiano reggiano e altri formaggi, compresi quelli dell’est Europa già bollati come concorrenza sleale. Già perché Dante Bigi non è un produttore, ma un commerciante. E di quelli grossi pure. Quelli, per capirci che in questi ultimi mesi sono finiti sul banco degli imputati per la crisi del “re dei formaggi”. Ma tant’è: gli intrecci societari che alla fine legano Bigi al presidente del Consorzio Giuseppe Alai, finiranno per convincere quest’ultimo a non sponsorizzare l’operazione. Nel frattempo anche il vulcanico Bigi cambia obiettivo. E decide prima di acquistare un’altra importante azienda del settore, la Alival, e poi di cedere - per 300 milioni di euro - la propria società al fondo europeo di private equity, Charterhouse Capital Partners.

massimosesena

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