«Poste Italiane fermi il piano di ristrutturazione delle filiali»
REGGIO EMILIA. Cresce la tensione fra i dipendenti del servizio postale. Di fronte al pericolo di chiusura di molti uffici, anche in zone particolarmente disagiate, e alla possibilità di una...
REGGIO EMILIA. Cresce la tensione fra i dipendenti del servizio postale. Di fronte al pericolo di chiusura di molti uffici, anche in zone particolarmente disagiate, e alla possibilità di una ulteriore riduzione del personale in servizio, si è aperta una vertenza che penalizza già gli utenti. Il piano delle Poste prevede 46 chiusure definitive, 34 riduzioni dei giorni di apertura al pubblico degli sportelli in Emilia Romagna e non sembra nemmeno esserci l’intenzione di discutere tali decisioni. Le Poste – affermano gli esponenti sindacali regionali della Cgil – rifiutano di aprire un confronto preventivo con noi, con gli enti locali e le istituzioni per cui ci siamo rivolti alla Regione, all’Anci, alle Comunità montane ed ai Comuni interessati per valutare le conseguenze che potrebbero derivare dal mancato servizio ai cittadini. Il disagio è già concreto tanto che si lamentano ritardi nelle consegne e nel recapito della corrispondenza e code negli uffici aperti per una carenza d’organico agli sportelli che ha fatto scattare la vertenza regionale con l’astensione da prestazioni straordinarie per il periodo che va dallo scorso 9 marzo sino al prossimo 7 aprile, e il quadro è destinato a peggiorare.
«Se non ci saranno risposte sia sul servizio che sul versante occupazionale – precisa Giuseppe Ledda coordinatore generale Slc Cgil in regione – chiederemo alle altre organizzazioni sindacali di proseguire la mobilitazione e di indire una giornata di sciopero da tenersi entro aprile».
«Il piano di chiusura e ridimensionamento degli uffici di Poste Italiane – aggiunge Bruno Pizzica segretario generale regionale dello Spi Cgil – colpisce soprattutto i piccoli paesi che sono già ai margini del territorio e che hanno spesso una forte presenza di pensionati e anziani. Non sono paesi “fantasma” ma ci vivono cittadini che hanno bisogni ai quali va data una risposta».
«Poste Italiane – completa Vincenzo Colla segretario generale Cgil Emilia Romagna – non possono pensare di fare soltanto una operazione di carattere finanziario se ha ripercussioni sulle fasce più deboli. Useremo la fase di sospensione della riorganizzazione per coinvolgere le istituzioni e le popolazioni colpite».
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