«Avvertire Baiso? Non ci ho pensato»
Al processo per la morte di Chiara Maffei parla l’ex assessore di Castellarano: «Avvisai della voragine solo i nostri uffici»
CASTELLARANO. «No, non ho contattato nessuno del Comune di Baiso. Perché? Non ci ho pensato. Dovevano essere le altre autorità a farlo». Al processo per la morte di Chiara Maffei – la 19enne che ha perso la vita nell’assurdo incidente stradale di Muraglione di Baiso nel dicembre del 2008 – a testimoniare, ieri, è stato l’ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Castellarano, Luigi Ruggi.
L’unico imputato è Marco Benassi, l’amico che guidava la Fiat Punto precipitata nel letto del fiume Secchia quella maledetta notte. Ma la questione cruciale resta l’accesso a quella camionabile che costeggia il fiume: perché era aperta nonostante che il corso d’acqua, a causa della piena, avesse scavato una profonda voragine?
Ruggi ha confermato quanto emerso nel corso di un’inchiesta su cui pesa il clamoroso ritardo (cinque anni) con cui l’ex titolare della stessa, la dottoressa Katia Marino, ha portato le carte al gip per il rinvio a giudizio. Ha ricordato l’iniziativa dell’amico podista che giorni prima della tragedia si era accorto della voragine e glielo aveva detto. «Al lunedì, ho provveduto subito a segnalarlo all’ufficio Lavori pubblici e all’ingegner Gianni Grappi – ha confermato l’ex assessore – perché andasse a verificare e provvedesse a chiudere l’accesso».
Cosa fatta, ma solo da Castellarano. L’auto sulla quale viaggiava Chiara, però, imboccò la strada dall’altra parte, da Baiso. All’assessore è stato chiesto se sapeva che la camionabile, seppure ufficialmente interdetta al traffico, veniva comunque utilizzata. «A piedi e in bicicletta sì. In auto non ho mai visto nessuno, ma so che spesso ci abbandonavano rifiuti...» ha detto.
L’imputato Marco Benassi, difeso dagli avvocati Giandomenico Pittaro e Mario Stranchella, ha voluto rilasciare spontanee dichiarazioni. «Quella strada l’avevo percorsa molte volte. Quella notte, non c’erano cartelli e quella voragine sebbene andassi piano, non l’ho vista».
Il giudice Alessandra Cardarelli ha rinviato l’udienza al 10 aprile, per la discussione. Non è mancato neanche stavolta Giorgio Maffei, il padre di Chiara. In cerca, ancora, delle responsabilità per quella strada rimasta aperta. Mentre l’orologio della prescrizione corre, inesorabile.
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