Indagine dell’anticorruzione a Luzzara
Poca trasparenza e conflitto di interessi sull’appalto del magazzino comunale. L’Authority ha inviato gli atti alla procura
LUZZARA. Poca trasparenza, conflitto di interessi e presunti favori a danno del Comune. Sono queste le contestazioni mosse dall’Autorità nazionale anticorruzione sull’appalto del 2009 assegnato dall’allora amministrazione di Luzzara per la costruzione del magazzino di via Tomba.
Un capannone ora adibito a sede della protezione civile locale, al centro di un esposto presentato all’anticorruzione dal consigliere di minoranza Alfredo Ghidini, che insieme a Cesare Perini è protagonista da alcuni anni di un’accesa battaglia politica proprio sulla vicenda del magazzino.
RIBASSO IRRISORIO. Secondo l’Authority diretta da Raffaele Cantone, l’iter di assegnazione e le conseguenti azioni messe in atto dall’amministrazione rappresentano «un’attività non conforme alle norme dettate dal codice dei contratti pubblici». La contestazioni riguardano «una ridotta competitività delle procedure di affidamento» con «un ribasso di aggiudicazione irrisorio e a tutto svantaggio dell’amministrazione comunale».
Tutto parte nel dicembre del 2009, quando l’amministrazione guidata dal sindaco Stefano Donelli, aveva tentato di vendere l’ex Camera del lavoro: degli spazi in centro a Luzzara allora occupati dalla Cna e dalla polizia municipale. Nessuno presentò però un’offerta. Così, sempre a fine del 2009, fu indetta la gara d’appalto per la costruzione del magazzino, valore 410mila euro, per il quale il comune accese un finanziamento tramite un Boc (un’obbligazione comunale) del valore di 500mila euro.
L’APPALTO. Per trovare i costruttori, fu aperta una procedura negoziata alla quale furono invitate 5 imprese. Alla fine ne rimasero solo due: la Fpf Costruzioni (estromessa per carenza nella certificazione) e la Savi Costruzioni srl. Questa rimase la sola in corsa e presentò un ribasso irrisorio del 1,2 per cento. Troppo poco secondo l’Authority che solleva poi un altro problema. Una parte del compenso alla Savi - 270mila euro - doveva avvenire attraverso la cessione proprio dell’ex Camera del lavoro, operazione “recuperata” così dall’amministrazione che l’aveva inserita nell’appalto.
IL CONFLITTO. E qui nasce un altro problema, perché dopo la stipula del contratto d’appalto - avvenuta nel novembre del 2011, quando era stata eletta la nuova amministrazione con a capo il segretario provinciale del Pd Andrea Costa - la Savi chiese di avvalersi della facoltà di acquisire l’ex Camera intestandola però alla Ecogen srl, società che vede in qualità di socio Alessandro Bernardelli, ex consigliere comunale a Luzzara fino al 2009, epoca nella quale partì tutta la vicenda.
Le variazioni apportate al contratto «hanno presumibilmente favorito un consigliere comunale in probabile conflitto d’interessi» scrive ora l’anticorruzione nella delibera che è stata trasmessa in questi giorni alla procura di Reggio Emilia e alla Corte dei Conti, che dovranno quindi indagare sui fatti compresi nel dispositivo firmato da Cantone, che afferma che le imprese invitate alla procedura compaiono più volte anche in altre gare.
LA RISPOSTA. Ora, viste le forze inquirenti in campo, è già scattata la gara dei distinguo. Primo tra tutti è l’attuale sindaco di Luzzara, Andrea Costa, che rimanda ogni possibile addebito. «Il Comune non c’entra nulla - spiega - tanto meno la mia amministrazione. L’anticorruzione non fa menzione di noi perché i fatti sono riferiti a un’altra consiliatura. Casomai, se fosse provato qualcosa, il Comune dovrebbe ricevere un indennizzo visto che si parla di svantaggio per un appalto con un ribasso irrisorio. Si parla poi di ritardi e sospensioni nei lavori. Lì c’ero io e posso dire che sono relativi al terremoto del 2012, nulla più di questo».
Un filo di preoccupazione viene fuori invece dalle parole dell’ex sindaco Donelli: «Non sapevo che ci fosse di mezzo l’anticorruzione - spiega - ma non c’è nulla da nascondere. Noi abbiamo fatto un passaggio in consiglio, poi l’appalto è stato gestito da Massimo Bellini, responsabile dell’ufficio tecnico». Un architetto “esterno” con contratto di natura fiduciaria: «È vero, era un professionista esterno. Poi è decaduto con la nuova giunta». (e.l.t.)
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