Quello che non vedete: ecco il "retropalco" dei musei di Reggio Emilia
Palazzo San Francesco, la Galleria Parmeggiani, Palazzo Magnani: il nostro viaggio nel "backstage" tra fotoracconto, aneddoti e curiosità
REGGIO EMILIA. La Settimana dei musei su Twitter: dal social network è partita la campagna #museumweek. Per intenderci è da lunedì che vengono messi sotto la lente gli istituti culturali. Sono così emersi fatti poco noti e curiosi. Tutto con un semplice "cinguettio", ovvero - per chi non conoscere Twitter - scrivendo testi di massimo 120 caratteri e pubblicando foto spesso insolite.
Dietro le quinte: guarda tutte le fotogallery
Partendo da qui abbiamo pensato di "indagare" come se fossimo su Twitter e dall'altra parte ci fosse la direttrice dei Musei di Reggio. Abbiamo rivolto a lei una domanda per ogni giorno della settimana, seguendo i temi lanciati dalla rete: ecco cosa ci ha detto Elisabetta Farioli.
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Tema lanciato lunedì: il "dietro le quinte". Direttrice, a Reggio i cittadini cosa non vedono?
Ogni giorno nei nostri Musei ci sono restauratori all'opera per preservare i nostri oggetti, così come catalogatori che schedano materiali provenienti da campagne di scavo. Abbiamo depositi che conservano opere di tutti i tipi - sculture, dipinti, animali impagliati - e vengono continuamente arricchiti da donazioni. Ci sono le delicate operazioni di allestimento di esposizioni, l'imballaggio e la protezione degli oggetti. Poi c'è chi prepara i contenuti per le attività didattiche.
Esiste qualche curiosità su "ciò che si vede"?
Beh, abbiamo un coccodrillo, arrivato nel 1891 e proviene dall'Africa. È stato donato al Museo dal capitano Vincenzo Ferrari perché…aveva mangiato un soldato italiano durante la spedizione di Adua. Oppure c'è una strana storia su un leone: bisogna andare al 1944, quando deragliò un treno su cui viaggiava il Circo Togni. Fuggirono sette leoni che prima di essere abbattuti divorarono un domatore e un contadino. Al museo in realtà arrivò solo un cranio. Va poi detto che tutto ciò avvenne vicino al San Lazzaro e la prima a dare l'allarme fu una ricoverata che parlava di leoni che mangiavano gli uomini. Naturalmente non venne creduta!
A proposito di depositi. Dove sono e cosa "nascondono"?
Ad esempio alla Polveriera abbiamo mezzo capannone occupato dai materiali archeologici, in collaborazione con la Soprintendenza. Alcuni depositi sono ai Musei, un importante nucleo alla Galleria Parmeggiani. Al Museo di Storia della Psichiatria presso il Padiglione Lombroso abbiamo fatto il primo esperimento di deposito consultabile. Ci piacerebbe però un rapporto più dinamico tra i materiali esposti e quelli conservati nei magazzini, come è stato con la recente mostra di Italo Rota, allestita con materiali provenienti dalle riserve dei Musei.
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Tema di martedì su Twitter: i "souvenir". Quali sono stati i più strani?
Sulla mia scrivania ho un gadget divertente, realizzato dall'artista Carmen Panciroli in occasione della sua mostra al Mauriziano: è un'ampolla in ceramica, chiusa con la ceralacca, contenente, secondo la dicitura, "il senno di Orlando". Poi in occasione di Fotografia europea, ogni anno, proponiamo borse e accessori realizzati coi cartelloni pubblicitari in pvc delle nostre iniziative passate; vengono creati all'interno del carcere con la Caritas.
Mercoledì: focus "architetture". Ci sono dei lavori in programma? Rota tornerà?
Nel programma di investimenti del Comune è prevista una seconda fase di restauro per Palazzo dei Musei ma è ancora presto per annunciarne modalità, autori e interventi.
Giovedì: tempo di "ispirazioni". Cosa ispirò l'arrivo del capodoglio a Reggio?
Il capodoglio è senz'altro l'oggetto del museo che tutti ricordano. La sua storia parte da Senigallia dove nel 1938 si arenarono sulla spiaggia sette capodogli; uno venne trasferito in un camion e fatto girare nelle piazze di alcune città. Giunto a Reggio il capodoglio, ormai putrefatto, venne abbandonato. E il tassidermista del Museo ebbe l'idea: imbalsamarlo ed esporlo".
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Tema di venerdì: "album di famiglia fra ritratti e sculture". È vero che ci sono dei "falsi" alla Galleria Parmeggiani?
I cosiddetti falsi della Parmeggiani sono poi opere autentiche della seconda metà dell'800. Dietro c'è tutto l'amore per il passato tipico di quel secolo e anche la volontà di recuperarne l'abilità artigianale.
Sabato: giorno dedicato ai "preferiti" del proprio museo. Qual è la collezione del cuore della direttrice?
Quando attraverso la sala della collezione Spallanzani provo sempre una certa emozione, di fronte a tanta bellezza che nasce dal confronto tra la natura e l'uomo. Amo però molto anche la Collezione Parmeggiani, una straordinaria "bottega d'antiquario".
Infine domenica: l'invito è di farsi un "selfie" nei musei. E la Farioli si farà un selfie tra le collezioni di Reggio?
Certo, trovo che la polemica avviata di recente da alcuni intellettuali e direttori di museo contro questa pratica sia sbagliata. Scegliere di ritrarsi accanto a un'opera di un museo è un bel gesto che crea appartenenza.
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I CICERONI "INVISIBILI"
Ad accompagnarci nel nostro tour alla scoperta dei “segreti” dei Musei di Reggio sono stati ciceroni d’eccezione: coloro che lavorano quotidianamente proprio “dietro le quinte”. Con Maria Montanari abbiamo visto all’opera una restauratrice del ‘Restauro Tessile di Albinea’ che si sta occupando di abiti e scarpe d’epoca della Galleria Parmeggiani per evitarne un deterioramento dovuto ai tarli e allo scorrere del tempo.
Abbiamo poi scoperto che Luigi Parmeggiani, dal quale prende il nome la Galleria, era un anarchico convertito all’arte: si racconta che vendesse opere e oggetti attribuendoli non sempre ai veri autori. Ecco perché viene ricordato come un falsario, “anche se – precisa Maria - si parla sempre di opere di alto artigianato e di alto valore artistico”.
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Roberto Macellari, che si occupa delle collezioni etnografiche e archeologiche, e Alessandro Gazzotti, che segue le collezioni d’arte, ci hanno aperto le porte degli archivi della Parmeggiani: qui ci sono ad esempio diversi gessi appartenenti all’Istituto d’arte Chierici, divise dei commessi del Comune risalenti alla metà dell’800, copricapi, scudi e monili africani e cesti di fine Ottocento, sculture e opere d’arte anche contemporanee. Poi nei sotterranei ci sono resti di tombe romane trovati a San Maurizio.
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Altri depositi e laboratori sono a Palazzo San Francesco. Qui Corrado Cassone, che si occupa dei primi interventi di restauro su materiale archeologico, era alle prese con cocci trovati ai piedi della Pietra di Bismantova e con monete arrivate da Roncolo. Silvia Chicchi ci ha mostrato una collezione di oltre cento uccelli imbalsamati donata da un privato. “Ne arrivano continuamente. Lo scorso anno un signore di Modena ci portò anche la sua collezione perché la sua casa era rimasta danneggiata dal terremoto”.
Insomma, le storie e le curiosità sono tante. Così come i tesori, che non sempre riescono a trovare spazio nelle sale dei Musei. Ogni tanto dai depositi tornano alla luce in occasione di mostre temporanee, altri aspettano per lungo tempo. Noi oggi abbiamo deciso di mostrarveli a modo nostro.
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DIETRO LE QUINTE DI PALAZZO MAGNANI
Vi sono personaggi, nella storia dell’arte, che sono portatori di novità tali da innescare una vera e propria rivoluzione. Uno di questi è sicuramente Piero della Francesca protagonista della mostra “Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza”, curata da Filippo Camerota, Francesco Paolo Di Teodoro e Luigi Grasselli.
La mostra sta andando a gonfie vele: si contano già oltre seimila visitatori. Così come ieri vi abbiamo mostrato il «dietro le quinte» del palazzo dei Musei e della Galleria Parmeggiani, oggi abbiamo pensato di raccontarvi per immagini - grazie agli splendidi scatti di Fabrizio Fontanelli - l’allestimento di una grande mostra.
Speciale: la mostra "Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza"
Siamo a Palazzo Magnani, dove un nugolo di “formichine” ad alta specializzazione lavora sui materiali da esporre. Il trasporto e la cura certosina riservata agli antichi manoscritti, ai quadri, alle altre opere destinate al pubblico. Un mondo che normalmente resta sottotraccia e che noi vi mostriamo.
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