Gazzetta di Reggio

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RIO SALICETO

«Io malata di tumore, guarita mentre ero incinta»

Serena Arbizzi
«Io malata di tumore, guarita mentre ero incinta»

La storia a lieto fine di Anna Kassy: le era stato curato un carcinoma, ce l'ha fatta grazie alle cure metaboliche

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RIO SALICETO. Le hanno diagnosticato un carcinoma alla tiroide con metastasi linfonodali estese mentre era in gravidanza e, da quel momento, la sua vita è cambiata radicalmente. Ha dovuto sottoporsi a cure, scrupolosi controlli, ma nonostante il difficile percorso di lotta contro la malattia, il lieto fine si sta dipanando all’orizzonte.

Anna Kassay ha 36 anni e abita a Rio Saliceto con la sua famiglia composta dal marito e tre figli piccoli, Rebecca,  Gabriel, Marco: era il 18 luglio 2013 quando Anna, allora incinta di Marco, si è recata all’ospedale Santa Maria di Reggio per quella che avrebbe dovuto essere una semplice visita endocrinologica.

«Avevo fretta di superare questo controllo per ritornare in fretta al lavoro – esordisce Anna – ed ero serena, tanto che portai con me Rebecca che quel giorno era malata e non aveva potuto andare alla scuola materna. Sono stata accolta dal dottor Andrea Frasoldi in ambulatorio, mi sdraio con il mio pancino di 18 settimane e dopo nemmeno un minuto ascolto una diagnosi agghiacciante sulla mia salute. "Dobbiamo intervenire quanto prima, anche senza farle l’ago aspirato. Sono già certo di ciò che ho visto: un carcinoma. E non possiamo aspettare dopo il parto perché sono già partite delle metastasi linfonodali laterocervicali (ovvero fino dietro l’orecchio). Non è né la prima, né l’ultima che operiamo in gravidanza". Ricordo quel momento: le parole appena sentite non potevano riguardare la mia vita. Mi sembrava di assistere a un film di cui io ero la protagonista mio malgrado».

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«Dopo 30 giorni circa, al sesto mese di gravidanza - continua Anna - fui sottoposta a un intervento di diverse ore, più un duro percorso post operatorio: non potendo prendere farmaci il dolore me lo sono tenuto tutto al naturale… Poco dopo è nato Marco ed è andato tutto bene. Quando il piccolino ha compiuto due mesi ho dovuto separarmi dai miei figli per sottopormi alla radiometabolica (una cura che prevede l’uso di sostanze radioattive, ndr) con il dosaggio fra i più alti. Poi ho passato un mese a casa da sola senza i miei piccoli: un mese di solitudine, ma anche di libertà da impegni perché bisogna anche vedere i lati positivi in tutto…».

«Ebbene - racconta esultante Anna - il 9 marzo di quest’anno, poche settimane fa, a un anno esatto dalla radiometabolica, nonostante le prognosi precedenti indicavano che avrei potuto far parte di quel 30% di casi in cui si presenti una recidiva e che con la prima radiometabolica non sarebbe stato possibile debellare totalmente la malattia, ho ricevuto una bellissima notizia. Con stupore mio e del mio medico, la Tireoglobulina (marcatore tumorale numero 1 per i pazienti con il carcinoma tiroideo) è scesa da un valore originario pre radio-iodio e post intervento 22 a 0,7 dopo soltanto il primo iodio radioattivo».

«La radiometabolica - prosegue la donna - nel mio caso ha funzionato alla grande. Quindi sono sulla buona strada per arrivare ad una guarigione quasi totale. E se ce l’ho fatta io in gravidanza, tra i casi più complessi in campo diagnostico, voglio dire ad altre persone che possono vincere contro il loro male lottando. Ho una cicatrice di 30 centimetri, il decolletè non è quello di Miss Italia, ma non m’importa. Non bisogna concentrarsi sulle cose negative. Se si impara ad accettare in modo equilibrato tutto ciò che ci è successo e a cui abbiamo dovuto sottoporci, staremo molto meglio».

«Io - conclude Anna - ho sempre continuato a svolgere tutte le mie attività, sono rientrata a lavorare in ufficio dopo una settimana dall'intervento (ed ero al sesto mese di gravidanza), per fortuna mi sono sempre sentita bene e non mi sono sentita cambiata».

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