Studentessa muore a 18 anni per una grave malattia
Da un paio d'anni lottava contro il male che l'aveva colpita, folla commossa ai funerali. La lettera dei compagni di classe
CASALGRANDE (REGGIO EMILIA). Un sorriso luminoso e due occhi vispi. Benedetta Giacopini se ne è andata troppo presto, ad appena 18 anni. Strappata alla vita dalla malattia contro la quale lottava con forza ormai da un paio di anni.
La studentessa - che frequentava la V seziona A dell'istituto Baggi di Sassuolo - era ricoverata da qualche giorno all'ospedale Santa Maria Nuova, di Reggio. Per l'aggravarsi delle sue condizioni di salute. Se ne è andata sabato pomeriggio, intorno alle 17.
Avrebbe compiuto 19 anni il 31 ottobre e abitava con la mamma Barbara Balestrazzi, il papà Romano e il fratello maggiore Gianluca a Sant'Antonino di Casalgrande.
Duomo di Sassuolo gremito per il funerale di Benedetta Giacopini, la giovane studentessa 18enne stroncata da un male incurabile. Tanta gente, tanti compagni di classe del Baggi che non hanno nascosto commozione e lacrime, per una morte che lascia un vuoto in famiglia, nella comunità sassolese ed a Sant'Antonino, dove abitava con la famiglia.
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Il rito funebre è stato celebrato da don Giovanni Rossi che ha ricordato come il distacco da Benedetta deve essere preso “non come un addio ma come un arrivederci”. All'uscita del feretro sul piazzale del duomo, i compagni di scuola hanno distribuito tanti palloncini che sono poi stati liberati in cielo, ad accompagnare Benedetta nel suo ultimo viaggio. La famiglia ha ringraziato medici, ospedali e quanti sono stati vicini a loro con la preghiera in questo terribile momento.
La lettera dei compagni di classe
Benedetta frequentava la classe 5ª AFM dell’istituto tecnico Baggi di Sassuolo, stroncata da una malattia e di cui ieri pomeriggio, nella chiesa di San Giorgio, si sono svolti i funerali.
«Ciao Benni, hai lasciato impresso il tuo splendente sorriso in ognuno di noi. Eri fierezza e coraggio, sapevi guardare negli occhi, a testa alta, le difficoltà che il destino ha posto sulla tua strada, affrontandole senza timore, senza mai smettere di combattere. Pensando a te nell'immediato, siamo assaliti da una grande tristezza, ma c'è qualcosa di più grande di questa tristezza, ed è quello che ci hai testimoniato: siamo orgogliosi di averti conosciuto e di aver imparato da te cosa conta davvero nella vita.
«Ci viene in mente una poesia di Edgar Lee Master: “E adesso so che bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino, dovunque spingano la barca. Dare un senso alla vita può condurre a follia ma una vita senza senso è la tortura dell'inquietudine e del vano desiderio - è una barca che anela al mare eppure lo teme"».
«Quello che noi ti dobbiamo – continua la lettera scritta dai compagni di classe di Benedetta – è vivere al cento per cento come ci hai insegnato tu, alzare le vele e prendere i venti del destino, senza temere il mare, le circostanze avverse che possono capitarci, ma sempre determinati da quel desiderio di vita che ci hai trasmesso. Sei stata un meraviglioso dono per noi e ti porteremo nei nostri cuori per sempre. Ti vogliamo bene».
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