Chiesti danni per un milione e mezzo
Causa civile: i familiari ritengono responsabili l’autista, Seta e l’assicurazione. La replica: «Anche il 14enne ha delle colpe»
REGGIO EMILIA. Sul caso di Sylvester Agyemang – il 14enne rimasto ucciso alla fermata dell’autobus di viale Piave – è in arrivo, domani, l’ennesima “puntata” dell’incidente probatorio che, tramite una complessa perizia, sta “sezionando” il jumbo della linea 2 Rubiera-Reggio di Seta su cui viaggiava lo studente quella tragica mattina del 13 gennaio di un anno fa.
Se per tanti e ben noti motivi il versante penale di questa vicenda giudiziaria sta andando non molto spedito, si è invece già ben incamminato il lato civilistico con la famiglia Agyemang (genitori, due figli e i quattro nonni) che ha innescato – tramite l’avvocato Andrea Pellegrini – una causa di risarcimento-danni per un milione e mezzo di danni. Un’azione risarcitoria che i familiari di Sylvester hanno rivolto, solidalmente, a tre obiettivi: l’autista del bus “incriminato” (il 30enne Giuseppe Picone, tutelato dall’avvocatessa Valentina Fornari), Seta (come proprietaria del mezzo) e la compagnia assicurativa Cattolica (società di trasporti e assicurazione sono rappresentati dall’avvocato Gianni Zambelli).
Davanti al giudice civile Chiara Zompì sono già state depositate fior di documentazioni. E nella prossima udienza di fine giugno verranno aggiunte altre memorie istruttorie, poi il giudice Zompì deciderà quali prove ammettere, facendo entrare il processo civile nel vivo. Si stanno comunque già delineando due posizioni fortemente contrapposte. L’avvocato di parte civile Pellegrini spazia dalle carenze strutturali del bus di Seta, sino ai comportamenti – quel giorno – dell’autista, facendo riferimento a quanto sta emergendo, sul piano penale, dalla perizia. Sull’altro fronte si rileva, invece, una condotta colposa del 14enne come concausa della tragedia. Come finirà?
Domani, intanto, il perito Stefano Battistini dovrebbe completare l’esposizione – in contraddittorio con il gip Antonella Pini Bentivoglio, il pm Stefania Pigozzi e i legali dei tre indagati – della sua consulenza, relativamente a due “nodi” non indifferenti: il funzionamento dei monitor interni e se dallo specchietto laterale destro l’autista era o meno in grado di vedere quello che succedeva all’ultima posta.
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