Maltempo, da emergenza a regola
Passiamo da un’emergenza maltempo a un’altra: torrenti gonfi d’acqua e esondazioni, strade come fiumi, smottamenti ovunque, strade chiuse, frane attive, case minacciate e famiglie evacuate. Un territorio ferito. Un’emergenza che rischia di diventare prassi. Si impone una riflessione politica sul tema della gestione del territorio e della priorità che questa assume nella vita delle nostre comunità e dell’agenda politica e amministrativa, locale e nazionale. Dobbiamo chiederci seriamente cosa sta succedendo e soprattutto: chi deve fare che cosa.
1) Piove molto in pochissimo tempo. Più di prima. Il mondo scientifico è oramai concorde sulla necessità di aumentare l’efficienza energetica e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, per ridurre quanto possibile le emissioni di CO2 in atmosfera, causa principale del riscaldamento planetario e quindi del cambiamento climatico.
Molto si è fatto e si sta facendo, complice anche la crisi economica che ha ridotto i consumi. Però si continua a incrementare l’uso di mezzi di trasporto su gomma piuttosto che su rotaia.Continuiamo infatti, anche in Regione, a fare e progettare nuove strade ed autostrade, ma non si intravvedono ad esempio nuovi progetti di metropolitane leggere, che sarebbero la vera soluzione. Non solo ambientale, ma anche per costi e tempi di spostamento.
2) Troppo cemento ha sostituito campi e rive dei fiumi, cosicché più acqua scorre con più velocità. Oggi sempre più comuni, Vezzano tra i primi, hanno fatto la scelta di fermare questo scempio, attraverso piani a "cubatura zero", ma il danno è fatto. Diviene allora necessario a livello comunale verificare, stante il costruito, i punti di maggiore fragilità e su questi operare per evitare tragedie o comunque problematiche alla popolazione. Come si sta ipotizzando per Genova. Ma per farlo serviranno fondi ai Comuni dallo Stato su progetti specifici
3) Non ci sono quasi più contadini nei nostri campi. I quali per accedervi e per utilizzarli facevano i fossi. Anche nei boschi, visto che vi raccoglievano la legna. E quando pioveva uscivano per regimentare le acque. E' possibile invertire la tendenza? Se fare l'agricoltore, vista anche l'alta disoccupazione, rendesse, si. Ma il mercato globale tende a diminuire il costo degli alimenti. Sarà necessario quindi aiutare chi rimane veramente sul territorio, in collina e in montagna, e ne cura la manutenzione. Nei prossimi mesi verrà approvato il nuovo Piano di Sviluppo Rurale. E' un'occasione da non perdere. Si parla per l'Emilia Romagna di 1,2 miliardi dal 2015 al 2020.
4) Fiumi e canali: è chiaro che lo stato in cui sono ridotti richiede una sforzo maggiore. Sono presenti le professionalità e gli Enti, quali la Bonifica e il Servizio Tecnico di Bacino regionale, ma sono necessari maggiori fondi, regionali o statali. Sui fossi e opere minori i Comuni da una parte dovranno chiamare i privati ad una maggiore corresponsabilità. Dall'altra è forse giunto il momento di chiedere a chi ha una sovvenzione statale, lavoratori cassintegrati o in mobilità, di prendersi cura del nostro territorio, attraverso i Comuni.
5) E nell'immediato? Solo nel mio comune per risolvere i problemi legati al territorio emersi in questi anni abbiamo fatto una stima di quasi 2 milioni di euro.
Solo in Regione potremmo parlare di almeno un miliardo. Sono cifre alte, ma non impossibili, e questo paese dovrà pensare ad un Piano Nazionale serio.
E' necessario anche un passaggio culturale nella popolazione. Se per la neve siamo disposti a sopportare alcuni disagi, così dovrà essere quando accadono questi eventi improvvisi. Sia per quanto riguarda il trasporto, che per allagamenti minimi, di cortili o scantinati.
Citando l'amico meteorologo Luca Lombroso "Non si deve cambiare il clima, si deve cambiare il sistema".
* Sindaco di Vezzano sul Crostolo
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