Zona stazione, Iren stacca il riscaldamento a 400 famiglie
Debiti per due milioni: stop alla forniture in otto condomini tra via Turri e via Paradisi. Al freddo anche chi ha sempre pagato
REGGIO EMILIA. Tra poche ore, 397 famiglie che abitano tra via Turri e via Paradisi rimarranno senza riscaldamento e acqua calda. Un distacco deciso nelle scorse settimane e già formalizzato da parte di Iren, che vanta un credito di circa 2 milioni di euro per bollette pregresse mai saldate da una parte consistente degli abitanti degli otto condomini che si trovano a ridosso della stazione ferroviaria, tutti con riscaldamento centralizzato.
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LA POLVERIERA. Si tratta di una delle più gravi emergenze a cui Reggio Emilia dovrà fare fronte e per la quale, al momento, non si è riusciti a trovare una soluzione condivisa nonostante il confronto aperto dallo scorso novembre tra condomini, Iren e comune. In città, bisogna dirlo, sono avvenuti altre centinaia di distacchi per morosità in questi mesi, ma quelli che scattano da domani sono concentrati in un unico quartiere, considerato una polveriera abitata da cittadini riuniti in comitati contro il degrado e decisi a riscattarsi, famiglie in difficoltà economica, un tasso alto di immigrazione integrata e non, e una convivenza segnata da interventi delle forze dell’ordine contro residenze abusive e micro criminalità diffusa.
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STOP PER 1.200 PERSONE. A fine 2014 erano 10 i condomini in trattativa per evitare il distacco, per un totale di 522 appartamenti: quasi 1.500 le persone coinvolte. Due di questi - il condominio Bassi di via Turri 19 e via Vecchi 16 e il condominio Aurora di via Alai - hanno accettato in due diversi momenti il piano di rientro pluriennale (rate da 10 anni in su e senza il calcolo degli interessi) proposto da Iren e mediato dal vicesindaco Matteo Sassi.
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«Abbiamo presentato un piano agevolato che doveva essere sottoscritto dalle assemblee dei condomini, ma solo due di questi hanno votato a favore - spiega Sassi - È vero che ci sono casi di famiglie in difficoltà ma la percentuale di persone seguite dai servizi sociali è piuttosto bassa mentre è radicato un alto tasso di malcostume. Chi ha bisogno di assistenza ha tutto l’appoggio dell’amministrazione. Ma c’è anche troppa gente che per anni non ha pagato volontariamente le bollette, al di là della crisi, infischiandosene di chi ha fatto anche molti sforzi per non restare indietro».
LA ZONA ROSSA. Il distacco, comunque, è cosa certa. Da domani niente acqua calda e termosifoni funzionanti dal civico 29 al 47 di via Turri (escluso il 37) e dal civico 6 al 16 di via Paradisi. Sassi punta il dito anche contro quella che chiama «scarsa collaborazione di fronte a una situazione incredibilmente complicata dove anche Iren ha fatto il possibile».
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«Ci sono alcuni amministratori di condominio che non ci hanno facilitato la mediazione, seguiti da persone che invece di aiutare fanno gli agitatori del popolo- dice l’assessore al welfare - A chi non ha sottoscritto il piano di rientro abbiamo comunque assicurato una fornitura transitoria del teleriscaldamento fino al 31 marzo e siamo ancora disposti a tornare al tavolo con le parti ma l’unica soluzione è la sottoscrizione del piano di rateizzazione. Nei palazzi dove c’è stato l’accordo minimo, quello di transizione, la situazione dell’ultimo anno è nettamente migliorata. Questo vuol dire che quella è la strada giusta».
BEFFATO CHI PAGA. La botta più cocente arriverà per quei residenti dell’isolato - e sono decine - che hanno pagato regolarmente le bollette ma ai quali verrà comunque staccata l’utenza. Questo perché, secondo la legge, esiste la solidarietà nei condomini. Il debito viene infatti suddiviso per i residenti della scala, che si dovrebbero accollare il pregresso anche di chi non ha saldato il conto. E le cifre sono roboanti.
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ALLARME SICUREZZA. «Io abito da dieci anni in via Turri 47, per scelta - racconta Nilde, presente al presidio in piazza Prampolini contro i distacchi organizzato ieri pomeriggio da Francesco Fantuzzi, partecipato da decine di persone dopo il consiglio comunale - Da mesi abbiamo l’acqua calda razionata dalle 6 alle 8 e dalle 18 alle 22. Il riscaldamento anche: funziona dalle 6 alle 9 e dalle 16 alle 22. Dal primo aprile anche la mia utenza verrà staccata nonostante io abbia sempre pagato regolarmente. Questo significa che nessuno sarà più allacciato all’impianto centralizzato e ognuno sta facendo da se. Io mi sono già comprata un boiler elettrico per l’acqua calda pagato 380 euro, poi vedrò se mettermi una caldaia. Ma il problema sono i vicini di casa che vogliono portarsi in casa le bombole del gas. Io temo queste scelte individuali. Abbiamo già avuto incendi a causa di casi simili. E devo dire che ci sentiamo abbandonati dall’amministrazione».
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LA BATTAGLIA LEGALE. Due amministratori di condominio che gestiscono 6 palazzi rimasti fuori dall’accordo hanno messo il caso in mano agli avvocati Giuseppina Diana e Giancarlo Pasquale, per i quali il piano di rientro del comune non è necessario. «Noi diciamo che bisogna pagare, su questo non ci piove - dice Diana - ma comune e Iren devono darci tempo. Abbiamo avviato azioni legali per ottenere le somme pregresse da gente che ha lasciato il debito e spesso non abita più lì e ci sono dei risultati. Non è possibile, poi, pensare che ci sia gente che paghi per debiti di oltre 10 anni fa di terze persone».
Fantuzzi lancia strali e dalla piazza chiedendo «una moratoria di un anno sulle bollette e i distacchi. Questa situazione è colpa di chi in passato non ha gestito le criticità in zona». Alla fine dei conti, senza una soluzione prima dell’autunno, l’emergenza rischia di diventare una bomba sociale che ricadrà in capo al comune.
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