«Caso Sylvester, l’autista vide tutto dallo specchietto»
La tragedia: gli accertamenti del perito aggravano la posizione del conducente dell’autobus “incriminato”
REGGIO EMILIA. «C’è stata una carenza d’attenzione dell’autista». Sono le prime parole – all’uscita dall’aula in cui si è concluso ieri l’incidente probatorio – del pm Stefania Pigozzi sul discusso caso del 14enne Sylvester Agyemang, rimasto ucciso il 13 gennaio 2014 alla fermata di viale Piave. Il magistrato inquirente ha come un nodo in gola, tradisce angoscia e non ne fa mistero, perché di mezzo c’è la morte di un ragazzino e non può essere per chi indaga un caso di routine.
Le valutazioni perentorie del pm Pigozzi arrivano sulla scia dell’ultima “puntata” dell’illustrazione della perizia (tecnicamente un incidente probatorio in fase di indagini) da parte dell’ingegnere Stefano Battistini sia sul “jumbo” della linea 2 Rubiera-Reggio, sia sulla dinamica della tragedia. Ebbene, il perito ha constatato che dallo specchietto anteriore destro l’autista 30enne Giuseppe Picone poteva rendersi conto di quanto accaduto all’esterno del bus quando gli studenti sono usciti dal mezzo attraverso la porta posteriore.
Per arrivare a questa conclusione, nell’esame sul campo è stata utilizzata una sagoma di 40 centimetri di larghezza, ricostruendo l’esatta posizione dell’autobus alla fermata tramite il filmato girato quel tragico giorno dalle telecamere poste dalla parte opposta di viale Piave e messe a disposizione dalla questura. Il mezzo rimase alla fermata 45 secondi e, nonostante ci si trovi in una semicurva, quanto accaduto a Sylvester era visibile dallo specchietto.
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Secondo la ricostruzione fatta dalla procura – anche alla luce della perizia – quel giorno sul cruscotto del bus è accesa la spia rossa, che segnala un problema di funzionamento della porta posteriore del mezzo. Non è chiaro se sia accesa già alla partenza della corsa, a Rubiera, dove Sylvester sale per recarsi a scuola. E’ comunque accesa alla fermata di viale Piave.
L'autista non può non essersene accorto, inoltre alla fermata la porta posteriore malfunzionante non si apre automaticamente; lo fanno manualmente gli studenti che devono scendere azionando la leva d'emergenza sigillata. Ma si apre solo un'anta, l'altra resta chiusa. I ragazzi scendono, Sylvester probabilmente per ultimo. È già sceso a terra, ma il suo zainetto resta incastrato nel corrimano e non riesce a sfilarselo dalle spalle.
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L'autista riparte, il ragazzo bloccato tenta di seguire il mezzo rincorrendolo, ma cade e batte mortalmente la testa sull'asfalto. In quei 45 secondi l'autista può vedere quel che sta accadendo: sia dai due monitor con le immagini delle telecamere che dall'interno inquadrano le porte, ma può soprattutto vederlo anche dallo specchietto retrovisore destro.
«La spia accesa, il monitor e lo specchietto – sottolinea l’avvocato Andrea Pellegrini che tutela la famiglia Agyemang – erano tutti elementi a disposizione dell’autista per evitare questa tragedia». Chiuso l’incidente probatorio, il pm Pigozzi si avvia a chiudere l’inchiesta che vede indagati, oltre all’autista, anche Filippo Allegra (ai tempi amministratore delegato di Seta) e il responsabile della manutenzione dei mezzi.
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