Le stalle italiane passate da 180 mila a 36 mila: colpa delle quote latte
Il ministro Martina a fianco di Coldiretti: "Questa vicenda è costata 70 euro a ogni cittadino italiano"
ROMA. C’erano una volta le 180 mila stalle italiane. Dopo trent’anni di quote latte ne restano 36 mila: appena un quinto rispetto all’inizio del regime. È quanto emerge dal dossier della Coldiretti, presentato a Roma, in piazza del Foro di Traiano, con la pronipote della mucca “Onestina” di Ponte Galeria, simbolo della battaglia in difesa del made in Italy e degli allevatori corretti.
«L'Italia - ha precisato il ministro Maurizio Martina, intervenuto alla giornata indetta dalla Coldiretti - ha pagato in questi anni a Bruxelles 4,5 miliardi di euro. Noi ora abbiamo il dovere di offrire una parole di verità su questa vicenda costata a ciascun italiano oltre 70 euro procapite».
Il titolare dell’Agricoltura è sceso in piazza insieme agli allevatori «che hanno resistito a disattenzioni, errori, ritardi e compiacenze» sul regime delle quote, come si legge nel comunicato di Coldiretti.
«Siamo qui per tutelare gli imprenditori agricoli che producono latte – spiega Roberto Moncalvo presidente dell’associazione di produttori – un settore che vale 180 mila posti di lavoro e 28 miliardi di fatturato». Ora è il momento di gestire la fine di un modello di produzione trentennale.
«Con la fine del regime delle quote – prosegue il leader degli allevatori - ci potrebbe essere un aumento ulteriore delle importazioni dall’estero che rischia di far scendere ulteriormente il prezzo del latte riconosciuto alla stalla: ormai siamo a 0,35 centesimi al litro, non ci si pagano neanche i costi dell’alimentazione degli animali». Può sembrare strano, ma il calo degli incassi degli allevatori non ha favorito i consumatori. Nel 1984 un litro di latte veniva pagato al produttore 0,245 euro, mentre ai consumatori veniva venduto a 0,4 euro. Nel 2015 la cifra corrisposta all’imprenditore agricolo ha raggiunto quota 0,36. I consumatori, invece, pagano alla cassa 1,5 euro. Si è passati da una differenza tra incasso del produttore e costo per il consumatore del 63% a una del 317%. Una vicenda su cui pesa, secondo Coldiretti, «il silenzio assordante dell’Antitrust».
«Per valorizzare la qualità dei nostri prodotti – analizza Moncalvo – ci vuole l’origine in etichetta in tutta la filiera lattiero-casearia». Tradotto: un formaggio italiano non può esser fatto con latte tedesco.
«Quando un consumatore – prosegue il presidente Coldiretti - paga un prodotto con la scritta made in Italy deve trovarci il latte italiano e l’operato di centinaia di migliaia di persone».
Il governo, secondo Moncalvo, sta facendo i primi passi in avanti in questa direzione: l’esempio è il marchio italiano 100% apposto sul latte a lunga conservazione. «Dobbiamo fare di più per eliminare la concorrenza sleale che oggi subiscono i nostri allevatori, ci sono troppe imprese di trasformazione che vogliono acquistare il latte a prezzi tedeschi o lituani, ma poi rivendere i formaggi con il valore aggiunto della qualità italiana. Così ingannano i consumatori e mettono a rischio una filiera che vale 180mila posti di lavoro».
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