Mercatone Uno, 47 lavoratori a rischio a Rubiera
I dipendenti della storica sede sulla via Emilia in sciopero: «Non vediamo gli stipendi e i contributi dal 19 gennaio»
RUBIERA. «Per la dignità dei lavoratori non fate abbastanza». Sono parole di rabbia, delusione e paura, quelle che per tutta la giornata hanno campeggiato davanti al punto vendita di Rubiera del Mercatone Uno, chiuso per lo sciopero nazionale di tutti i lavoratori del gruppo (ufficialmente M Business) in fortissima difficoltà economica.
Nella storica sede a fianco della via Emilia, tutti i 47 lavoratori hanno aderito alla protesta, alcuni recandosi a Roma alla manifestazione nazionale e la gran parte organizzando un presidio davanti al grande e ben conosciuto capannone, uno dei negozi che da più tempo caratterizzano il centro di Rubiera.
I timori sono tanti, e all’appello mancano già parecchi mesi di contributi non versati e gli stipendi dal 19 gennaio, per cui dovrebbe essere solo una questione di tempo. Con loro, a portare solidarietà, i rappresentanti dei sindacati, ma anche ex dipendenti oggi in pensione e delegazioni sindacali da altre aziende locali, fra cui la Cir. Anche il sindaco Emanuele Cavallaro ha raggiunto i lavoratori, assicurando ogni sforzo dell’amministrazione. «Ho dato la nostra completa disponibilità, anche a ragionare su un’eventuale destinazione d’uso della sede, se per caso ci fosse un acquirente interessato ma che avesse diverse esigenze per questi spazi», racconta il sindaco.
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A livello locale l’impegno e la solidarietà non sono mancate, il problema rimane la crisi nazionale di uno principali marchi di arredamento italiani, da anni in forte difficoltà. Dopo diversi tentativi e il ricorso a tutti gli ammortizzatori sociali utilizzabili, il 18 gennaio la direzione dell’azienda con sede a Imola ha presentato al tribunale di Bologna la richiesta di concordato preventivo, e ora si sta lavorando alla predisposizione del piano di ristrutturazione aziendale che riguarderà diversi marchi, 79 punti vendita e oltre 3700 dipendenti, a cui aggiungere altre centinaia di lavoratori associati e tutto l’indotto. I timori sono fortissimi per il futuro di tutti, se la crisi accelerasse l’effetto valanga sarebbe inevitabile, e anche una sede sicura come Rubiera, in attivo, stabile e fresca di allargamento degli spazi, rischierebbe nei prossimi anni di venir lambita dalle conseguenze.
Ben consapevoli di questo, tutte le donne e gli uomini del punto vendita hanno aderito allo sciopero. E pure loro hanno già degli arretrati da conteggiare. I contributi previdenziali che l’azienda deve versare allo Stato per i lavoratori sono rimasti fermi per mesi al settembre scorso, e solo nelle ultime settimane sono stati depositati quelli che coprono ottobre e novembre 2014. Da allora, tutto fermo. In più, dal 19 gennaio la competenza sugli stipendi passa direttamente all’Inps, senza venire anticipata come succedeva prima delle ultime modifiche legislative. I soldi della prima parte di gennaio sono arrivati, dopo di che si è fermato tutto.
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«Pare ci sia stato un problema, non è stata presentata la domanda all’Inps e di conseguenza la procedura non è partita, adesso dovrebbe essere sbloccata e i soldi essere in arrivo, pur con carenze. In questo periodo chi ha lavorato ugualmente non è stato “conteggiato” nel modo giusto, e dopo come potrà rivalersi?», raccontano i lavoratori.
Un quadro davvero traballante, fra incertezze e – aspetto più doloroso – assenza di notizie ufficiali, anche alle stesse maestranze. «Si parla di trasparenza, si parla di speranza, ma per la dignità dei lavoratori non fate abbastanza», recita lo striscione appeso all'ingresso, denuncia amara rivolta all’azienda ma forse anche allo Stato. Su questo punto battono anche i rappresentanti sindacali: «Questa è una protesta di tutti quanti, per tutte le sedi, che oggi sono unite», commenta Luca Chierici, segretario della Filcams Cgil provinciale. «Non è accettabile, e anche incomprensibile, che ci sia una tale mancanza di trasparenza su quale sarà il futuro della catena commerciale».
Stessa lunghezza d’onda per Enrico Gobbi, segretario della Fisascat Cisl reggiana: «Siamo a fianco di questi lavoratori, è inaccettabile non aver avuto risposte, nessuna chiarezza sul futuro. Parliamo di persone che lavorano qui da molti anni, che si sono sempre impegnate e ora non sanno nulla».
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