Gazzetta di Reggio

Reggio

Senza riscaldamento in 1.500

di Chiara Cabassa e Roberto Fontanili
Senza riscaldamento in 1.500

Iren oggi stacca la fornitura in otto condomini di via Turri e via Paradisi: debiti per 2 milioni

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REGGIO EMILIA. E’ il D-Day per le 400 famiglie residenti in via Turri e in via Paradisi che da oggi restano senza riscaldamento e senza acqua calda. Un D-Day annunciato ma non per questo meno pesante da digerire. Perché si parla di 1.500 persone a cui vengono staccate le utenze. Fra di loro, certo, tanti morosi. Ma anche cittadini che hanno sempre pagato le bollette e da oggi si trovano nelle stesse condizioni dei furbetti: costretti ad arrangiarsi. E non è una bella conclusione per una vicenda del resto non inedita: in città, nei mesi scorsi, sono avvenuti centinaia di distacchi per morosità (da viale Piave a via Gorizia passando da via Ramazzini) ma in questo caso si parla di un quartiere a dir poco esplosivo.

E a poche ore dal distacco annunciato da Iren delle utenze in via Turri e in via Paradisi, il sindaco Luca Vecchi e il vice sindaco Matteo Sassi ribadiscono: «Le bollette vanno pagate». Per i Comune l’unica strada percorribile è «un patto di corresponsabilità con Iren che si impegna a dilazionare il pagamento dei debiti pregressi in dieci anni senza interessi, ma i condomini debbono saldare gli insoluti». Un invito a una maggior collaborazione che è rivolto anche agli amministratori di condomini che, ha detto ieri il sindaco, «devono fare la loro parte e aiutare le istituzioni e Iren a corresponsabilizzare i condòmini».

E’ da Sassi però che arriva il vero e proprio affondo: «Gli amministratori di condominio - spiega - a distanza di mesi non hanno comunicato a Iren i nominativi dei condòmini morosi e in questo modo non hanno fatto l’interesse delle persone oneste». «Ma - conclude Sassi - non è un mistero che in zona stazione è accaduto e continua ad accadere che siano gli stessi amministratori di condominio a comprare gli immobili dopo averli messi all’asta».

Da parte sua Graziella Castiglioni, che amministra quattro degli otto condomini interessati al distacco delle utenze, non risparmia qualche frecciatina all’amministrazione comunale. Colpevole, a suo parere, di «avere sottovalutato una situazione che dura da tempo» e di «non averci appoggiato nel tentativo di trovare una diversa soluzione». Al punto di «non avere neppure incontrato i nostri legali che a suo tempo chiesero un appuntamento... Ma ora la patata bollente è anche nelle loro mani».

E da domani cosa accadrà? Le incognite non mancano. Perché se la separazione delle utenze pare l’unica strada al momento percorribile, l’applicazione non è assolutamente scontata. «Quello che mi spaventa - spiega infatti l’amministratrice - è che le caldaie autonome finiscano per rappresentare un rischio. E per questo, con i nostri legali ci siamo messi avanti cercando di avere deroghe per scarichi a parete al posto delle canne fumarie. Come amministratore pretenderò in ogni caso di avere da ognuno dei condòmini tutte le certificazioni necessarie».

Ma ancora più delle caldaie, fanno paura le bombole che qualcuno sta mettendosi in casa: «Purtroppo - conclude Castiglioni - qualcuno non si sta rendendo conto del pericolo che corre tra l’altro coinvolgendo l’intero condominio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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