Delegazione a Roma davanti al ministero
In dodici sono partiti da Rubiera per unirsi ai rappresentanti degli altri 78 punti vendita in Italia
RUBIERA. In dodici a Roma, per unirsi ai colleghi di tutte le regioni. Si è mossa su tanti fronti la protesta organizzata dai sindacati confederati Cgil-Cisl-Uil per la critica situazione del Mercatone Uno. Oltre agli scioperi e ai presidi davanti ai 79 punti vendita, una rappresentanza da tutta Italia ha raggiunto Roma, per manifestare di fronte alla sede del ministero dello Sviluppo economico. È qui che è stato creato il tavolo di lavoro sul Mercatone Uno, ed è qui che ieri si sarebbe dovuto tenere un primo incontro fra le parti, slittato negli ultimi giorni «senza che l’azienda ci informasse di nulla, come sempre non spiegano nulla», per citare i lavoratori. Da Rubiera è partita una delegazione composta da 12 persone, che a Roma si è aggregata ai colleghi per presentarsi compatti al ministero, così che la loro rabbia e la loro delusione fosse ben chiara e visibile anche ai rappresentanti delle massime istituzioni.
Nel frattempo, le trattative per cercare di risollevare la situazione proseguono senza particolari sbocchi, e soprattutto senza la presenza – almeno per ora – di concrete offerte di acquisto per il gruppo, con i suoi tanti marchi e la sua rete ben diffusa su tutto il territorio nazionale. A fine febbraio si era parlato di due importanti realtà interessante, ma da allora è calato il silenzio.
Sui 79 punti vendita, ben 34 – quelli in maggior sofferenza – hanno iniziato un radicale piano di saldi e svendite, che non lascia ben sperare. La mossa viene vista come un modo per eliminare i “rami secchi” aziendali e rendere la situazione più appetibile per un compratore, più che come un tentativo di racimolare qualche risorsa. Qualsiasi piano che potrà uscire dalle pratiche avviate con il concordato, prevederà una pesante riorganizzazione del personale, con rischi per numerosi posti di lavoro anche nelle sedi solide, e ulteriori conseguenze sui contributi previdenziali per le maestranze. E non vi è possibilità di “sfrondare”. Gli ultimi anni sono stati segnati da una fortissima sofferenza, come il territorio reggiano ricorda bene a causa della recente chiusura della sede di Calerno. Inoltre il Mercatone Uno ha fatto ricorso a tutti gli ammortizzatori sociali a cui aveva accesso, e tutti i dipendenti in età pre-pensionabile hanno già lasciato l’impiego da tempo. Chi rimane ha davanti ancora parecchi anni, prima di poter sperare nella pensione, e l’incertezza sul futuro non può che preoccuparlo profondamente. (adr.ar.)
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