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Delrio ministro? A Reggio Emilia solo per pochi è una promozione

di Luciano Salsi
Delrio ministro? A Reggio Emilia solo per pochi è una promozione

Castagnetti e Gazza plaudono al nuovo “strategico” incarico Prampolini: «Nel cuore di Renzi non c’è più posto per lui»

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REGGIO EMILIA. La nomina di Graziano Delrio a ministro delle infrastrutture suscita reazioni discordanti nella sua città, che ne ha conosciuto i pregi e i difetti nella qualità di sindaco. Non tutti vi riconoscono una promozione sul campo. C'è chi ipotizza un tranello, benchè Matteo Renzi non abbia detto a Delrio di stare sereno, come fece con Enrico Letta.

Certamente quella ceduta da Maurizio Lupi è la poltrona più scomoda, capace di trasformarsi in un attimo in una sedia elettrica. Pierluigi Castagnetti, leader storico della sinistra Dc e del Pd, è ottimista: «Quella affidata a Delrio - sottolinea - è un'impresa difficilissima, che Renzi doveva affidare a un uomo di fiducia. Sono felice che gli sia conferito questo incarico, per il quale dovrà riorganizzare completamente il ministero, ma sarei contento anche se fosse confermato come sottosegretario alla presidenza del consiglio».

Il renziano Massimo Gazza, sindaco di Boretto, è entusiasta: «Questa nomina - dice - è il riconoscimento completo della figura di Delrio. Quello alle infrastrutture è il ministero più scomodo, ma anche il più importante e strategico, per il quale occorre una personalità tosta, capace di reggere la sfida delle grandi opere in rapporto con l'Europa e di imporvi una moralità nuova. E' una poltrona che può essere ambita soltanto da chi, come Delrio vuole salvare il paese con una grande carica di generosità e altruismo. Ritengo che lui sarà all'altezza di tale compito per la sua capacità di dialogo con il territorio e di visione strategica, doti che sono nel suo Dna».

E' Donatella Prampolini, consigliera comunale della lista civica Magenta, che avanza qualche sospetto sulle reali intenzioni di Renzi: «Forse il presidente del consiglio, nominandolo ministro delle infrastrutture, vuole allontanare un po' da sè il suo sottosegretario perchè fra loro due non c'è più un grande feeling, stando alle voci che corrono. Si parla di qualcun altro che ha preso il posto di Delrio nel cuore di Renzi. In ogni caso come reggiana non posso che compiacermi dell'importante incarico, anche se Delrio non appartiene alla mia parte politica. Delrio dovrà dimostrare che la sua rapida carriera non è dovuta solo alla fortuna, ma anche ai suoi meriti personali. Fare il ministro alle infrastrutture è un mestiere più difficile di quello attuale di sottosegretario. Occorrono gli attributi che lui dovrà dimostrare».

Anche fra i consiglieri del Pd si registra qualche perplessità. E' il caso di Dario De Lucia, che attribuisce allo stesso Delrio la volontà di prendere un po' le distanze dal presidente del consiglio: «Un mese e mezzo fa - osserva - intervistato da Lilli Gruber, Delrio si è posto nella schiera dei cattorenziani. Non appartiene al cerchio magico della Boschi e della Madia, rispetto al quale ha voluto rimarcare la sua autonomia. Dal punto di vista istituzionale la sua nomina è una promozione, ma spesso le promozioni sono conferite a chi si vuole fare stare buono».

Gazza, invece, non crede a un allontanamento: «Il rapporto con Renzi - afferma - è solido». Neppure Gianluca Vinci della Lega Nord crede a una rimozione. Tuttavia Delrio, a suo avviso, non è all'altezza del nuovo compito: «In quel ministero - dice - occorrerebbe un tecnico o un giurista. Lui è un medico. L'incarico a Delrio è una scelta totalmente sbagliata, da bocciare. Come sindaco ha solo inaugurato delle opere decise da altri».

Norberto Vaccari del movimento Cinque Stelle è ancora più drastico: «Questo incarico ministeriale - dice - non è una promozione, ma un allontanamento su una poltrona di lusso irta di chiodi come quella di un fachiro. Non l'ho visto all'altezza del suo incarico di sindaco. Tanto meno mi ispira fiducia come ministro alle infrastrutture».

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