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ndrangheta in emilia: il maxi sequestro

Il boss Sarcone non c’è, ma l’aula è “blindata”

Il boss Sarcone non c’è, ma l’aula è “blindata”

Cautele a protezione del pm antimafia. A maggio la decisione sulla sorveglianza speciale

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REGGIO EMILIA. L’udienza è stata veloce (una mezz’oretta) e tutto sommato interlocutoria, ma ieri mattina sono state prese fior di precauzioni in tribunale – all’esterno e attorno all’aula – da polizia e carabinieri per “presidiare” il procedimento in cui la Corte (presieduta da Francesco Caruso) dovrà pronunciarsi sul maxi sequestro dei beni (fra Italia e Lituania) alla famiglia Sarcone, nonché sulla richiesta di sorveglianza speciale. Misure prese per tutelare il pm antimafia Marco Mescolini. Dei Sarcone c’è solo Giuseppe, mentre gli altri due fratelli (Nicolino e Gianluigi) finiti in cella al culmine dell’operazione antimafia Aemilia non ci sono e per Nicolino è scontato perché, essendo al carcere duro, può solo seguire l’udienza in videoconferenza. I difensori hanno ottenuto dalla Corte il deposito di alcuni atti: la sentenza d’appello di Edilpiovra riguardante Nicolino Sarcone, un interrogatorio del pentito Angelo Salvatore Cortese in cui avrebbe detto cose diverse da quelle riferite in aula («Nicolino a capo del clan Grande Aracri a Reggio Emilia»). Nella prossima udienza (fissata per il 13 maggio) sarà presa una decisione sulla sorveglianza speciale, mentre non è ancora chiaro se in quella data verrà depositata la complessa perizia sui beni da settembre bloccati. (t.s.)

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