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Senza teleriscaldamento, la zona stazione ora è al freddo

di Enrico Lorenzo Tidona
Senza teleriscaldamento, la zona stazione ora è al freddo

Scollegate 400 famiglie dalla rete. Palazzi assediati dagli impiantisti che offrono caldaie

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REGGIO EMILIA. Un dito sotto il rubinetto del lavandino, l’acqua che diventa ghiacciata e l’esclamazione: «Adesso siamo al freddo». È bastato questo semplice test per capire che il flusso di calore veicolato dai grandi tubi che collegano 397 appartamenti alla centrale termica è stato definitivamente interrotto. Poche leve, azionate a mano da alcuni tecnici di Iren, hanno portato allo spegnimento del servizio del teleriscaldamento per circa 1.500 persone che vivono tra via Turri e via Paradisi.

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Si è consumato così, ieri, il fatidico giorno del distacco, annunciato nelle settimane scorse da Iren, che fermato l’erogazione del calore dopo aver accumulato 2 milioni di euro di crediti nei confronti centinaia di famiglie che popolano 8 condomini dell’isolato Reggio est, e che da ora in poi dovranno definitivamente arrangiarsi per poter farsi una doccia calda e affrontare le prossime stagioni invernali.

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Dentro gli androni dei palazzi è un brulicare di gente che fa capannello dalla prima mattina in attesa del distacco, terminato nel pomeriggio tra i mugugni. «Io ho sempre pagato tutte le bollette, senza mai un ritardo» racconta Daniele, residente in via Paradisi, dove al civico 12 l’amministratore di condominio ha già pignorato 7 appartamenti.

«Era gente che non pagava nulla, ci siamo dovuti tutelare -spiega fuori dal portone di casa, dove vive con la moglie - La situazione era già chiara da tempo: troppi inquilini morosi. Io mi sono già installato un boiler pagato 500 euro. Adesso ci siamo messi insieme, tra condòmini, per installare le caldaie e ottenere un prezzo più basso. La fattura sarà di 1.500 euro a testa. Tocca pagarli, altrimenti il prossimo inverno sarà dura». Tra i civici 12, 14 e 16 ci sono 70 appartamenti che hanno accumulata negli anni 280mila euro di debiti verso Iren. Da qualche settimana sono in corso delle assemblee di condominio in zona durante le quali intervengono impiantisti che propongono le loro offerte per sostituire il sistema centralizzato ormai fuori uso con sistemi autonomi.

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Un affare per i caldaisti: si tratta delle più grande riconversione da effettuare e Reggio nei prossimi mesi. Fuori, nei parcheggi davanti ai condomini, c’è già un via vai di camioncini di artigiani e di società di impianti, al lavoro negli appartamenti per installare le caldaie agli inquilini più fortunati. Quelli, cioè, che possono sborsare fino a 3.000 euro per una caldaia a norma. Gli altri residenti, e sono la maggior parte, stanno installando dei boiler elettrici, che assicurano però solo l’acqua calda.

«Ho comprato un boiler da 80 litri in un grande magazzino e l’ho pagato 80 euro» ci spiega Nasmi Bytyq, origini kossovare, da 8 anni proprietario del mini appartamento da 50 metri quadri che condivide con la moglie. Per scaldarsi, la coppia utilizza un piccola stufa elettrica. «La caldaia costa troppo, ci arrangeremo con questa» dice indicando il piccolo calorifero dotato di rotelle, che viene spostato di stanza in stanza a secondo delle necessità.

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«L’appartamento l’ho comprato da un cinese che aveva lasciato molti debiti. Io l’ho pagato 95mila euro più interessi con un mutuo di 25 anni. Ora però c’è crisi e anche io sono in difficoltà: lavoro come artigiano ma a mesi alterni. Siamo indietro con le bollette e anche con il mutuo. Possiamo solo sperare di farcela».

Il 30 per cento degli inquilini è italiano ma il 90 per cento dei proprietari è italiano, secondo una stima fatta dai cittadini che entrano dalla porta della torre al civico 47 di via Turri.

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«Siamo presi male con i conti - racconta un ragazzo cubano davanti alla cassette delle lettere del condominio, alcune piene zeppe di bollette, alcune marchiate Iren - L’amministratore di condominio ha detto che abbiamo 365mila euro di debiti. Ha ragione chi dice che bisogna pagare ma io non ho ancora un impianto alternativo al teleriscaldamento e per ora vado a farmi la doccia dalla mia ragazza. Poi si vedrà». Intanto, fuori, arrivano i tecnici di Iren, “scortati” da due agenti della Digos, allertati dalle voci di un picchetto di protesta che, però, non si è materializzato.

Più passano le ore e più aumentano i distacchi, che corrono lungo le due strade che si intrecciano lungo la linea ferroviaria, dove 35 anni fa sono sorti i grandi palazzoni in cui c’è la più grande concentrazione di persone per metro quadro. «La storia era nota da tempo» ci confida un artigiano che sta montando una caldaia nella piccola casa di una ragazza cinese al sesto piano della torre: «Qui c’è lavoro per tutti ma con i budget di certa gente non so se gli impianti montati saranno davvero a norma. Adesso è tutta una corsa all’affare».

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