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scontri del 25 aprile

Aq16 contro la procura: «C’è accanimento»

Aq16 contro la procura: «C’è accanimento»

I giovani sotto accusa: «Manifestare è un diritto». Costituito per il processo un pool di legali

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REGGIO EMILIA. A dieci giorni dal processo che li attende per i tafferugli (tre poliziotti feriti, di cui uno per la frattura di una gamba) scoppiati il 25 aprile scorso in occasione del comizio del segretario nazionale leghista Matteo Salvini, i 16 giovani “antagonisti” finiti alla sbarra si rifanno vivi per polemizzare con la procura.

L’avvocato difensore Vainer Burani (che sarà affiancato in aula da un pool di altri sei legali) parla del diritto costituzionale a manifestare, di non voluta conseguenza di quanto accaduto alle transenne fra i giovani (per lo più di Aq 16, ma anche dei Carc e del Tpo di Bologna) e la polizia, stigmatizzando infine il persistere dell’obbligo di firma.

 «Che fretta c’era – rimarca – di fissare l’udienza preliminare due giorni prima dello scadere dei termini delle misure restrittive, oltretutto con la Cassazione che deve ancora esprimersi? Da sei mesi non vi sono violazioni, il gip Giovanni Ghini ha valutato le lesioni agli agenti come colpose e non volontarie, togliendo il fattore-pericolosità. Tutto ciò va a scapito di un approccio sereno al processo».

Per i giovani parla il portavoce, Daniele Codeluppi di Aq16: «C’è un accanimento del pm Maria Rita Pantani nei nostri confronti e, in generale, notiamo una tendenza sanzionatoria della magistratura verso i movimenti di sinistra extraparlamentari. Manifestare è un nostro diritto e riteniamo legittimo il nostro operare politico. Salvini ha portato la Lega verso la destra estrema, fascista: è stato giusto, e lo rifaremmo, opporsi a Salvini in una città liberata dai partigiani che celebrava il 25 Aprile».(t.s.)

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